Geografia fisica

Territorio

È posizionato tra il vesuviano e l'area nord orientale del capoluogo partenopeo. Nella zona al confine con il territorio di Casoria è visibile il corso del fiume Sebeto.

Storia

Il nome Volla era, all'origine, il nome di una famosa sorgente d'acqua, che in un diploma di Carlo Il d'Angio veniva chiamata Bulla", dal Pontano e dal Summonte "Labull"e dal De Renzi "Bolla", l'acqua si divideva in due corsi: uno formava un piccolo fiume, l'altro un corso d'acqua sotterraneo. L'attuale territorio di Volla era in gran parte paludoso, perché vi confluivano le acque piovane, ma anche quelle di alcuni fiumi che scendevano dal M. Somma e dai territori circostanti; molto probabilmente fu attraversato dalle acque del fiume Sebeto. Le prime notizie riguardanti l'acquedotto della "Bolla" risalgono al sesto secolo; Procopio, infatti, ricorda che i soldati di Belisario riuscirono ad entrare a Napoli proprio attraverso di esso. Antichi corsi d'acqua a Volla Nel 1263 Carlo I d'Angiò si interessò della bonifica del territorio malarico e stagnante della "Casa della Volla" e delle varie località, quali Taverna della Noce e via Sommese; tale opera fu poi proseguita dagli Aragonesi, con Alfonso I e Ferrante I. Di certo nel 1644 Volla faceva parte del "Casale di S. Sebastiano al Vesuvio", insieme a Cercola e alle frazioni di Caravita, Monteoliveto e Catini, uno dei 35 casali di Napoli che fu donato dal re di Spagna Filippo IV, assieme al titolo di marchese, a Donna Giulia Brancaccio moglie del fu reggente Antonio Caracciolo. Nello stesso anno poi il duca d'Arcos, viceré di Napoli, emano un "Banno" che regolava il cosiddetto "jus panizandi", con esso si conferiva la possibilità ai "possessori” di imporre la "gabbella della farina" e di panificare in proprio: questa fu una delle questioni più sentite anche nel secolo successivo. Nel 1750 un ricco proprietario terriero di Volla, Michele Lufrano, chiese il permesso all'Università (intesa come comunità) di S. Sebastiano di panificare, poiché il pane della zona era di infima qualità, cosa che però non gli fu concessa; così Lufrano presentò un'istanza, nella quale scriveva di possedere "moggia 75 nel tenimento di Volla" nel quale aveva edificato un "casino con ostería" e dove pensava di costruire un forno per produrre pane per i suoi coloni, per lo stesso re e la sua corte, visto che il casolare si trovava nella Reale Riserva di Caccia. Nel 1866 il paese chiese, insieme a Monteoliveto Grande e Piccolo e a Taverna della Noce, il distacco dai comuni di origine e la conseguente unificazione in un comune autonomo, con sede e nome in Cercola. La domanda fu però respinta dal prefetto. Dal quel momento in poi più volte Volla cercò di diventare autonoma, ma non vi riuscì. Dopo la Seconda guerra mondiale, Volla, costituita ancora in gran parte da paludi ed acquitrini, fu inevitabilmente coinvolta nella ricostruzione post-bellica. Con la quasi totale bonifica il territorio iniziò prima a svilupparsi attorno ad un piccolo centro urbano, in seguito, grazie alla nuova condizione di fertilità i contadini lo occuparono e lo resero un agglomerato a sé, con addirittura il doppio della popolazione di S. Sebastiano che si assicurava la maggioranza in consiglio comunale. Questa nuova condizione fece risvegliare il desiderio di autonomia, capitanato da quello che fu il primo Sindaco di Volla Michele Scarpato che finalmente giunse il 29 Febbraio 1953 ,con il decreto n. 411 dell'allora presidente della Repubblica Luigi Einaudi a cui, oggi, è stata dedicata una delle principali vie del Comune.

Nel maggio del 2000 la cittadina vesuviana ricevette per qualche giorno l'attenzione dei media nazionali a seguito delle dure affermazioni anticamorra del parroco Don Franco Gaeta, il quale durante un'omelia auspicò che il Signore chiamasse a sé (alludendo alla loro morte) i malviventi che non avessero voluto abbandonare la loro delinquenziale condotta di vita[8][9].

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 15 luglio 1956.[10]

«Di verde, allo zampillo d'argento, formante uno specchio di acqua fluttuoso dello stesso; lo zampillo uscente dalla cima di un colle al naturale, fondato in punta, il tutto sormontato da una spiga di grano d'oro. Ornamenti esteriori da comune.»

Il gonfalone è un dappo di verde.