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Storia

Questo strumento è considerato uno dei più antichi al mondo, secondo alcuni già noto anche ai Romani, benché non esistano prove che lo strumento sia arrivato in Europa prima del XIII secolo.[senza fonte]. Era precedentemente noto in Oriente: un musicista che lo sta apparentemente suonando appare in un disegno cinese del IV secolo a.C.[1]

Il nome scacciapensieri viene riportato la prima volta nel 1722 da padre Filippo Bonanni nel suo saggio Gabinetto Armonico.

Suono

Due scacciapensieri. A sinistra uno di fattura industriale austriaca, a destra uno artigianale siciliano.

Lo strumento si suona ponendo l'estremità con l'ancia libera poggiata sugli incisivi (senza stringere troppo) e pizzicando la lamella con un dito mentre si cambia la dimensione della cavità orale per regolare l'altezza dei suoni che può avvenire anche per mezzo di diversi posizionamenti della lingua. L'oggetto dovrebbe diventare un tutt'uno con il corpo del musicista. Bisogna però fare attenzione a non fare urtare la lamella contro i denti, poiché potrebbe procurare danni permanenti; inoltre, suonare lo scacciapensieri per un lungo periodo danneggia comunque i denti con il rischio di dolori. Per sicurezza, un altro modo per suonare uno scacciapensieri è quello di posizionare l'ancia libera davanti ai denti senza stringerla.

Lo scacciapensieri moderno si suona in quattro modi:

  • pizzicando la lamella normalmente e muovendo la lingua (emette vibrazioni variabili accompagnate dal basso suono unico e proprio),
  • pizzicando la lamella aumentando contemporaneamente l'estensione della cavità orale,
  • pizzicando la lamella respirando contemporaneamente (emette un suono unico senza vibrazioni),
  • pizzicando la lamella emettendo dalle corde vocali suoni più o meno armonici rispetto a quello fisso della lamella.

È uno strumento diffuso praticamente in tutto il mondo con caratteristiche morfologiche diverse; in Europa e India se ne hanno tracce a partire dal XIV secolo. Il compositore Johann Georg Albrechtsberger, attivo nella seconda metà del XVIII secolo, compose due concerti per scacciapensieri, mandolino e orchestra: il Concerto in mi maggiore e il Concerto in fa maggiore.

Produzione europea

L'Europa è stata teatro di importanti produzioni industriali dello strumento: le più importanti sono quella di Molln, sulle Alpi austriache, attiva ancora oggi[2], e quella inglese, spentasi tra gli anni '60 e i '70[3].

In Italia invece uno dei più importanti centri di produzione di scacciapensieri era situato in alcune frazioni dell'alta Valsesia, in Piemonte, ai piedi del Monte Rosa; tra queste frazioni, la più conosciuta e forse la più attiva era Boccorio (gli strumenti venivano chiamati cirimia, ribeba, ciribebola) [4]. La produzione valsesiana, attiva e documentata fin dal XVI secolo è scomparsa gradualmente nella seconda metà del XIX secolo; nei periodi di massima attività viene riferita la fabbricazione di circa 1 500 000 strumenti annui e l'esportazione di questi in tutta la penisola e poi in Europa fino ad arrivare in America centrale e settentrionale.[5]

Musica popolare italiana

In Italia è piuttosto diffuso in Sardegna dove è noto come trunfa o trumba e in Sicilia dove è noto come marranzànu, mariòlu o ngannalarrùni ed è spesso utilizzato nella musica siciliana per accompagnare canzoni (la canzuna siciliana) e tarantelle.

A Catania ogni anno si svolge il "Marranzano World Fest".[6]

Anche in altre regioni italiane, tuttavia, questo strumento è radicato nella cultura musicale, specialmente nel Meridione: degna di citazione è infatti la tromma tipica della tradizione campana, le cui prime testimonianze risalgono addirittura al XIV secolo.

Nelle altre culture

Nelle culture asiatiche lo strumento è costituito da un'unica lamella di bambù con una lingua mobile molto sottile al centro che viene pizzicata. In queste zone (per esempio nell'altopiano del Tibet), lo scacciapensieri viene suonato contemporaneamente all'emissione di un particolarissimo canto bifonico, tipico di queste regioni. Tale canto prevede l'emissione di due o più suoni vocali che, esaltando gli armonici, vengono prodotti contemporaneamente.

Musica tradizionale turca

Lo strumento è anche usato dai popoli Jakuti e dai Tuvani con il nome xomus, o khomus.

Musica filippina

Lo scacciapensieri di bambù conosciuto come kubing o kumbing è usato nelle Filippine, ed è presente in molte canzoni neo-popolari di artisti quali Joey Ayala e Grace Nono. Gli igorot sono gli unici a produrlo in bronzo e lo chiamano afiw.

Musica sindhi

Nel Sindh lo scacciapensieri è chiamato in sindhi چنگُ, changu. Nella musica sindhi è uno strumento da accompagnamento. Uno dei più famosi suonatori è Amir Bux Ruunjho.

Musica russa

Nelle regioni siberiane, in particolar modo quelle abitate dalle popolazioni Evenchi, lo strumento è chiamato vargan, e viene utilizzato con caratteristiche morfologiche diverse. In Russia è detto khomus e si presenta con una forma più allungata rispetto a quella italiana. A Yakutsk sorge l'unico museo al mondo dedicato al khomus, che ne espone circa 1700 esemplari.

Strumenti musicali simili

Note

  1. Silkroad Foundation, Adela C.Y. Lee, The Search for the Origins of the Jew's Harp, su silkroadfoundation.org. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  2. (DE) Angela Mohr, Die Geschichte der Mollner Maultrommelerzeugung, Steyr, Ennsthaler Verlag, 1998, ISBN 3-85068-534-9.
  3. (EN) Michael Wright, The Jews-Harp in Britain and Ireland, Farnham, Ashgate Publishing, 2015, ISBN 978-1-4724-1413-7.
  4. Luciano Gibelli, Dnans ch'a fassa neuit: memorie di cose. Attrezzi, oggetti e cose del passato raccolti per non dimenticare, Pavone Canavese, Priuli & Verlucca, 2004, p. 153, ISBN 88-8068-242-3.
  5. (EN) Alberto Lovatto, The production of trumps in Valsesia, in Journal of the International Jew's Harp Society, I, n. 1, 2004, ISSN 1548-145X (WC · ACNP).
  6. (EN) Marranzano World Fest | #MWF24, su marranzanoworldfest.org. URL consultato il 23 ottobre 2024.

Bibliografia

  • (NL) Phons Bakx, De gedachtenverdrijver: de historie van de mondharp, Antwerpen, Hadewijch wereldmuziek, 1992, ISBN 90-5240-163-2.
  • (FR) Geneviève Dournon-Taurelle e John Wright, Les guimbardes du Musée de l'homme, prefazione di Gilbert Rouget, Paris, Muséum national d'histoire naturelle et l'Institut d'ethnologie, 1978, SBN RMR\0031310.
  • (EN) Leonard Fox, The Jew's Harp: a Comprehensive Anthology, Lewisburg, Bucknell University Press, 1988, ISBN 0-8387-5116-4.
  • Febo Guizzi, Gli strumenti della musica popolare in Italia, collana Alia Musica, n. 8, Lucca, LIM, 2002, ISBN 88-7096-325-X.
  • Alberto Lovatto, Primi appunti sulla ribeba in Valsesia, collana Preprint Musica, vol. 1, Bologna, Università degli studi di Bologna Dipartimento di musica e spettacolo, 1983, SBN UBO\0328351.
  • Alberto Lovatto e Alessandro Zolt, La ribeba in Valsesia: nella storia europea dello scacciapensieri, Lucca, Libreria musicale italiana, 2019, ISBN 978-88-7096-993-1.

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