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Geografia fisica

Territorio

Sanremo panorama del porto in una cartolina d'epoca

La città è stata fondata a ridosso di due dorsali montuose, che si originano nel monte Bignone (1300 m circa) e procedono fino al mare: a est, verso il promontorio di Capo Verde (sormontato dal faro di Capo dell'Arma della Marina Militare), e a ovest fino a Capo Nero.

L'originario nucleo abitativo, la Pigna, è adagiato sulle pareti di una collina-promontorio sovrastata dal santuario della Madonna della Costa, e lambito dai torrenti San Francesco e San Romolo. A levante, il torrente San Martino e a ponente il torrente Foce danno il nome alle relative zone est e ovest della città.

La prima fascia dell'entroterra, a ridosso della città, è ricca di serre e coltivazioni di fiori, stanti a ricordare il ruolo importante della floricoltura nell'economia cittadina. Alcuni oliveti e resti di fasce (coltivazioni a terrazza), oramai quasi completamente abbandonate, costellano le campagne e le scoscese colline circostanti.

Mercato dei fiori a Sanremo nel 1962.
Mercato dei fiori a Sanremo nel 1962

Le frazioni dell'entroterra boschivo distano pochi chilometri dal centro della città, tanto che durante l'estate è consuetudine, da parte dei sanremesi, fare le "gite fuori porta" tra i boschi di castagno nella frazione di San Romolo, edificata intorno a un prato che da anni è meta di giochi di bimbi, o tra i pascoli della arieggiata vetta del Bignone, da cui è possibile godere della vista da Saint-Tropez ad Albenga, e in giornate terse, fino alla Corsica.

La fascia boschiva dell'entroterra è stata inserita nel parco naturale di San Romolo-Monte Bignone, un'area di circa 700 ettari, ricca di fauna e vegetazione, nella quale si intrecciano fittamente sentieri e mulattiere.

I due promontori a est e a ovest di Sanremo ospitano rispettivamente le frazioni di Poggio e di Coldirodi: la prima, nota per rappresentare l'ultimo tratto in salita della Milano-Sanremo, la seconda sede della Pinacoteca Rambaldi.

Dal punto di vista amministrativo, la città si estende a est oltre il Capo Verde. Qui si trova la frazione di Bussana, la più popolosa del comune, che è stata edificata ex novo dopo che il terremoto del 1887 distrusse il centro abitato originario, posto sulle colline retrostanti e poi divenuto noto come Bussana Vecchia. Tale diroccato paesino rimase abbandonato fino all'inizio degli anni sessanta del Novecento, quando artisti da tutto il mondo decisero di ripopolarlo, riportando le costruzioni in pietra alla loro struttura originale.

Clima

Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Sanremo.
Panorama notturno da Coldirodi

La protezione offerta a Sanremo dalla dorsale montuosa che si innalza immediatamente alle sue spalle fa sì che il clima della città sia in assoluto il più mite fra quelli rilevati in Liguria, in Italia settentrionale e nella massima parte di quella centrale (condizioni climatologiche simili nella penisola italiana sono riscontrabili solo alle latitudini inferiori a quella della città di Roma).

Nei mesi invernali le temperature medie giornaliere si attestano attorno ai +10/+11 °C, infatti, nonostante una minima assoluta storica di -5,2 °C (risalente al 10 febbraio 1986, all'indomani della più cospicua nevicata del XX secolo) a Sanremo solo eccezionalmente si registrano temperature di 0 °C (frequenza media delle gelate attorno a 0,8 giorni/anno) e sono complessivamente rare anche le minime notturne inferiori ai +5 °C (in gennaio e febbraio i valori minimi medi si attestano attorno ai +7 °C, quelli massimi medi sfiorano i +13 °C); assai rare pure le nevicate; una nevicata ci fu il 28 dicembre 2005 con accumulo di 3–5 cm fino in riva al mare, un'altra l'11 febbraio 2010, quando un manto dello spessore di 5 cm imbiancò le vie centrali della città e le zone litoranee, mentre l'ultimo episodio risale alla serata del 28 febbraio 2018, con accumuli esigui di 1–2 cm circa. Un episodio di neve più consistente è datato 9 febbraio 1986, quando sui quartieri costieri caddero circa 18/20 cm di neve.

Le estati sanremesi sono ventilate, moderatamente calde e i mesi di luglio e agosto registrano valori medi giornalieri prossimi ai +24 °C, con minime medie di circa +20 °C e massime attorno ai +28º infatti, nonostante una massima assoluta di +36,6 °C (risalente al 4 agosto 1981), valori diurni superiori a +33/+34 °C possono essere riscontrati in caso di vento di caduta (Favonio), mentre invece sono molto rari anche durante le ondate di caldo più intense dalla Tunisia, grazie alle brezze che tendono a mitigare la calura e per effetto dei tassi di umidità relativa media (che nell'estremo Ponente imperiese sono più contenuti rispetto a quelli del resto della Liguria) a Sanremo le giornate afose sono assai meno frequenti che in città come Savona, Genova o La Spezia, che pure hanno regimi termici estivi molto simili. Il record assoluto per il centro della città si è registrato presso l'Osservatorio Astronomico e di Fisica Terrestre Europa '71 il 5 agosto 2003 ed è pari a +38,4 °C.

In generale le temperature a Sanremo sono un po' più alte rispetto ai comuni costieri confinanti anche a causa di un modesto effetto isola di calore.

Origini del nome

Due grafie del toponimo, Sanremo e San Remo, sono state usate in passato; per molto tempo sono convissute pacificamente, pur creando qualche problema, benché l'amministrazione tendesse a usare la versione unita. L'etimologia ufficiale, di conseguenza, era controversa e a lungo è stata oggetto di disquisizioni che sfociarono in una vera e propria questione, cui si interessarono sia insigni studiosi come Girolamo Rossi, sia cittadini benemeriti come Carlo Alberto. Anticamente, la città era conosciuta come Civitas Matuciana, ma con l'avvento del Medioevo, in seguito alla morte di san Romolo (un vescovo di Genova vissuto intorno al V secolo, che trascorse buona parte della sua vita nei boschi di Sanremo, e che morì da eremita alle pendici del vicino monte Bignone), i cittadini vollero onorarlo dedicandogli il nome della città, che così assunse il nome di Civitas Sancti Romuli.

Per quanto riguarda la seconda trasformazione, ossia da San Romolo a Sanremo, furono in passato elaborate due tesi differenti. La prima afferma che il passaggio da "Romolo" a "Remo" avvenne in seguito alla morte di san Romolo: poiché nel Medioevo le tombe dei santi erano grandemente visitate, il Sanctum Heremum in seguito alle modifiche della lingua, con il tempo, sarebbe diventato "Santo Eremo" e quindi "San Remo". Questa interpretazione, in passato molto accettata, presenta, tuttavia, una falla, poiché in nessun documento ufficiale si parla di "Santo Eremo", e non spiegherebbe neppure perché alla città sia rimasta la denominazione di "Santo Eremo", mentre all'eremo vero e proprio quello di "San Romolo". È da considerare inoltre che nella cristianità non esiste un santo di nome Remo a cui eventualmente riferirsi.

La seconda tesi, più comunemente accettata, sostiene che la trasformazione del nome da "Romolo" a "Remo" avvenne a causa delle tipicità fonetiche della lingua ligure, in particolare per la cadenza tipica del territorio di ponente di rendere la "o latina" in "ö". Di conseguenza, la dizione ligure di "Romolo", ossia "Romu", sarebbe stata pronunciata come "Rœmu" e quindi traslata, con il tempo, in "Remu", ossia "Remo". Questa tesi è, inoltre, suffragata dai documenti storici: negli archivi, infatti, è possibile trovare documenti, in un lasso di tempo compreso fra il Trecento e il Seicento, in cui i nomi Civitas Sancti Romuli e Civitas Sancti Remuli compaiono in pari frequenza, e anzi in alcuni si trovano entrambi nello stesso atto; per esempio in un rogito del 1359 compare Civitas Sancti Romuli e poco dopo l'aggettivo Remoretus, mentre in un atto della Repubblica di Genova del 1681 si può trovare sia Civitas Sancti Romuli sia Magnifica Comunità di San Remo. La questione dell'etimologia si incentrò anche sulla corretta grafia, e forse è più su questo punto che si scatenò una vera e propria battaglia, soprattutto dall'epoca fascista. L'esempio migliore sull'incertezza che vi era al tempo è dato dalla Storia della Città di Sanremo di Girolamo Rossi: egli, infatti, in copertina scrive "Sanremo", ma all'interno del testo compare la versione staccata con maggiore frequenza. In passato, come già detto, le due versioni convivevano abbastanza pacificamente, tuttavia dalla fine degli anni venti l'Istat si prodigò affinché il nome venisse scritto nella forma staccata "San Remo", per uniformare il nome della città a quello delle altre località il cui nome è riferito a un santo, e anche perché in molte cartine del passato compariva la forma staccata.[13]

Consultando i documenti dell'Archivio comunale si può notare come in data 2 settembre 1937 il podestà di allora, Giovanni Guidi, veniva informato che l'Istituto Centrale di Statistica aveva elencato il Comune con il nome staccato (San Remo), in accordo con il Regio Decreto 19 febbraio 1928 n. 453, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 67 del 20 marzo 1928 (in cui era stata disposta l'aggregazione del comune di Bussana a quello di San Remo), ma in difformità con quanto sino a quel momento effettuato da parte dell'amministrazione comunale. Lo stesso Istat, inoltre, interveniva direttamente l'8 febbraio 1938 per richiamare il Comune all'osservanza della disposizione. Tuttavia, all'invito ad adeguarsi del prefetto, il podestà rispondeva: "Insistiamo perché venga modificato il nome in Sanremo". L'8 agosto 1940 il presidente dell'Istituto centrale di Statistica richiamava nuovamente il Comune scrivendo: "... codesto comune dovrà modificare secondo il nome seguito da questo Istituto [San Remo, ndr] l'intestazione della carta ufficiale nonché i timbri in uso presso gli uffici comunali", e chiedeva venisse fornita per iscritto l’"assicurazione di adempimento". Il 30 agosto 1940 il podestà emanava, pertanto, la seguente ordinanza (prot. n. 15411): "Vi prego di disporre perché d'ora in poi negli stampati il nome del Comune venga scritto San Remo anziché Sanremo".

Il secondo conflitto mondiale bloccò la questione, e il nome della città continuò a essere usato unito, ma nell'immediato dopoguerra si riaccese; di conseguenza il sindaco, con ordine di servizio datato 24 marzo 1954, prot. n. 89/6, trasmetteva a tutti gli uffici la seguente lettera: «Si porta a conoscenza delle SS.LL. che l'esatta grafia del nome della nostra città è la seguente: San Remo. Tanto si comunica per opportuna conoscenza e norma con preghiera di volerne rendere edotto il personale dipendente, affinché tanto negli stampati che sulle comunicazioni venga adoperata la esatta onomastica». Quest'ordine di servizio non è mai stato applicato dagli organi comunali: nonostante, infatti, tale "decisione" ufficiale del Comune, il nome di “San Remo” ha continuato a essere rifiutato a livello locale, dov'era utilizzata principalmente l'altra versione, come, per esempio, nelle indicazioni stradali, ferroviarie, turistiche, e praticamente ovunque nella documentazione del Comune, della Provincia e spesso della regione; anche le cartoline per le consultazioni elettorali hanno sempre riportato il nome “Sanremo”. Nella documentazione prodotta a livello centrale, proveniente dalla Gazzetta Ufficiale, dall'Anagrafe tributaria e dai documenti dell'Istituto di Statistica, tuttavia, ha continuato a essere mantenuta la forma “San Remo”. Grazie alla disputa, però, si giunse a dimostrare come sia più corretta la versione attaccata. Solo in seguito all'approvazione dello Statuto, seguito a varie Deliberazioni Consiliari tenutesi tra il 1991 e il 2002, si sancì definitivamente che la denominazione ufficiale della Città fosse nella forma monoverbo “Sanremo”.[14][15][16][17][18]

Storia

La Pigna, centro storico di Sanremo.

Sanremo presenta tracce di attività umana fin da tempi remoti, come testimoniato dal ritrovamento di insediamenti del Paleolitico. Tuttavia è dall'epoca romana che la città cominciò a svilupparsi come insediamento significativo. Venne quindi fondata in epoca romana lungo la Via Julia Augusta, (proseguimento della via consolare Aurelia) e intitolata probabilmente a Caio Matutio, che intorno all'oppidum primitivo, rilevato nelle vicinanze del casinò, costruì una fastosa villa, attorno alla quale crebbe l'abitato detto Villa Matutia. Un'altra interpretazione fa riferimento alla divinità romana Mater Matuta, dea dell'Aurora, mutato quindi in Matutia e quindi Villa Matutiæ.

Quale che ne sia l'origine, tuttavia è certo che, dopo la conversione della popolazione al cristianesimo da parte del beato Ormisda, del diacono Siro[19] (poi Vescovo di Genova) e del vescovo San Romolo[20] (poi eremita), nel IX secolo la città fu oggetto di attacchi continui da parte di pirati saraceni, che costrinsero la popolazione a rifugiarsi sui monti.

Passato tale periodo di devastazioni, il borgo primitivo venne rifondato sulla costa, nella zona di San Siro e della Pigna (così detta per la forma "ad avvolgimento" con cui venne costruita per motivi difensivi), circondato da mura e difeso da un castello, e quindi dedicato a San Romolo. Risale infatti al 979 un documento in cui alcune famiglie chiesero al vescovo Teodolfo I un appezzamento di terreno a basso costo di affitto,[21] che prese il nome di castrum Sancti Romuli, dedicato al vescovo che "ormai considerato santo e venerato dalla popolazione che nella sua tomba prega ed invoca la protezione divina contro i nemici, che continuavano a saccheggiare e ad uccidere".[22]

La città appartenne prima alla diocesi di Albenga, quindi ai conti di Ventimiglia, e infine passò sotto il controllo dei vescovi di Genova. Nel 1170 la città prese parte a una battaglia marittima, accanto alla Repubblica di Genova, contro la Repubblica di Pisa, con una galea costruita con il legno ricavato dai boschi circostanti la frazione di San Romolo.

Nel 1297 Sanremo venne venduta alle famiglie nobili genovesi di Oberto Doria e Giorgio De Mari, che modificarono l'amministrazione cittadina e lo statuto comunale[23]; nel 1361 passò sotto la Repubblica di Genova, fin quando nel 1367 la popolazione fece una colletta per riscattarsi e diventare libero comune, sempre sotto la protezione di Genova, ma con proprio statuto.

La città, a partire dal Medioevo, fece della navigazione marittima un suo punto di orgoglio. In particolare, visto che il clima era particolarmente mite, ed era fiorente la coltivazione degli agrumi, veniva effettuato il commercio di tali frutti quasi esclusivamente via mare, poiché le strade erano all'epoca alquanto disastrate e pericolose. A conferma dell'abilità marinara, un vecchio detto provenzale diceva che "Li gens de San Rëmu navigou san remu" ("la gente di Sanremo naviga senza usare i remi"), in quanto esperta nell'uso delle vele. Gli annali di Sanremo riportano infatti, a partire dal 1435, un costante ampliamento e ammodernamento del porto, di cui all'epoca si diceva "non vi è spiaggia in tutto il dominio della Serenissima più numerosa di barche... come di gente marinara".

Il XVI secolo è per Sanremo, e tutta la Riviera di Ponente e la Costa Azzurra, il periodo delle incursioni barbaresche (tra cui quelle del corsaro barbaresco Barbarossa, che nel 1544 saccheggiò la città e depredò la concattedrale di San Siro), che avrebbero afflitto la zona per più di cento anni. In quel periodo, inoltre, la lotta tra Francia e Spagna, ossia tra Francesco I e Carlo V, portò la Francia ad allearsi con i Turchi, e la cosa sfociò in ulteriori sconquassi (e va ricordato che nel 1538 Sanremo ospitò il papa Paolo III che si recava in Francia per tentare di mediare).

La battaglia della Parà è uno dei momenti gloriosi della storia cittadina nella lotta ai barbareschi. Le date in merito sono discordanti, cosa dovuta anche alla poca disponibilità di documenti; tuttavia le ricerche di Giuseppe Ferrari hanno consentito di fare chiarezza. Nel 1543, con la ripresa delle ostilità tra Francia e Spagna, Nizza si apprestava a venire assediata dalla flotta turca. In quel periodo era podestà di Sanremo il genovese Luca Spinola, futuro doge di Genova, che decise di inviare degli osservatori per controllare i movimenti della flotta nemica, la quale il 5 agosto, lasciata la base e unitasi a quella francese ancorata a Marsiglia, aveva raggiunto Nizza. Il 6 agosto fallivano le speranze di un accordo diplomatico, poiché i Nizzardi si rifiutarono di arrendersi ai Turchi.

Vista sui porti di Sanremo da Verezzo

In attesa di sferrare l'attacco, nella notte, un gruppo di circa 13 galeoni di appoggio alla flotta del sultano Solimano II, al comando del corsaro Barbarossa (probabilmente di origine algerina) non rinunciarono alla possibilità di fare bottino e mossero alla volta di Sanremo, sperando di cogliere, all'alba, gli abitanti ancora nel sonno. La città, però, si era preparata e poteva contare su un pari numero di uomini validi e armati. I barbareschi cercarono prima di saccheggiare la città, ma dopo uno scontro molto duro non vi riuscirono e finsero di abbandonarla. Sbarcarono, tuttavia, nei pressi dell'allora borgo di San Martino, ma nonostante l'espediente, trovarono gli abitanti ad aspettarli, al comando del podestà Spinola. La battaglia, allora, si spostò nei pressi di un colle ai piedi del quale, molto più avanti, sarebbe sorta Verezzo. Verezzo è una frazione del comune di Sanremo situata a circa 400 metri sul livello del mare e che conta circa mille abitanti suddivisi nelle due sotto frazioni San Donato e Sant'Antonio, le quali ospitano una parrocchia ciascuna. Gli abitanti della frazione di Verezzo sono conosciuti con il nome verezzenchi o veresenghi.

Il territorio prettamente collinare offre sentieri da esplorare sia a piedi che in mountain-bike e la presenza di una vasta flora insieme a piccoli laghetti naturali, accompagnano e rendono più piacevoli le escursioni. Trovandosi alle spalle della città di Sanremo, si gode di un'ottima vista su essa e sui due porti della città, di cui Portosole il più recente. La lotta fu molto aspra, con grandi perdite da entrambe le parti, ma dopo ore di combattimenti gli invasori furono rigettati indietro e costretti a imbarcarsi in tutta fretta sulle loro navi.

Monumento Croce della Parà di Verezzo in memoria della battaglia

A ricordo dell'avvenimento glorioso, il colle venne ribattezzato Parà, ossia parata, poiché era stata parata la mossa audace del corsaro. Su una delle creste collinari di Verezzo, una croce segna il punto in cui si svolse la vittoriosa battaglia contro i barbareschi. Su essa è incisa una dedica ai gloriosi che hanno resistito all'attacco nemico. Nell'Archivio di stato di Genova, inoltre, è conservata la lettera con cui Luca Spinola informò il governo della Superba dell'accaduto.[14][15][16]

Per quasi due secoli rimase sotto il protettorato genovese. Nel 1748, con la fine della guerra di successione austriaca (durante la quale Genova si alleò con i Francesi e gli Spagnoli, causando il bombardamento inglese di Sanremo nel 1745) la presenza asburgica in Italia si era alquanto assottigliata. I rapporti tra l'Austria e la Repubblica genovese non erano mai stati buoni, e la Superba pensò di sfruttare la situazione a suo vantaggio, assicurandosi definitivamente il dominio su Sanremo, che, sebbene godesse dello statuto di comune convenzionato, rappresentava tuttavia una spina nel fianco per la Repubblica, sia per la concorrenza dei traffici portuali, sia per le continue rivolte. Sanremo, infatti, si considerava sabauda.

Il pretesto per attuare il progetto fu l'invio, l'anno successivo, del nuovo commissario, Gio Batta Raggio, incaricato di distaccare Coldirodi da Sanremo, nell'ottica di una più equa ripartizione delle spese della guerra appena conclusa. In realtà, Genova voleva rafforzare la sua presenza nel ponente, preoccupata da diverse infiltrazioni sabaude, come Finale e Seborga. Va aggiunto, inoltre, che tra Sanremo e Coldirodi vi erano sempre state incomprensioni e angherie reciproche.

Mappa del cartografo Matteo Vinzoni del 1773

Nel 1752, i Collantini presentarono una formale richiesta di distacco da Sanremo, giustificandola con gli eccessivi soprusi subiti nel passato, tra cui l'obbligo di pagare gabelle senza benefici e il non aver mai ottenuto una rappresentanza nel parlamento locale. Il 1º febbraio 1753, così, Genova stabilì che da quel momento Coldirodi, al tempo La Colla, doveva ritenersi separata dalla Magnifica Comunità di Sanremo, e contemporaneamente inviava il colonnello cartografo Matteo Vinzoni per tracciare i nuovi confini tra i due comuni. Egli, il 6 giugno, chiese la collaborazione di due deputati per stabilire i nuovi termini, ma il Consiglio rispose che la scelta andava fatta dall'intero Parlamento, ma mentre era in corso la seduta convocata dal commissario, un gruppo di cittadini invase la sala chiedendo che fosse convocato il Parlamento. Seguirono momenti concitati, e l'intervento di un gran numero di soldati e un colpo di archibugio sparato dal palazzo del commissario costituirono il segnale della rivolta. La folla disarmò i soldati e imprigionò il commissario Doria, assieme alla sua famiglia, e Vinzoni.

Poco dopo venne fatto suonare solennemente il campanone di San Siro per chiamare a raccolta la popolazione, che si radunava gridando gioiosamente "Viva San Romolo" e "Viva Savoia" e veniva convocato il Parlamento, che il giorno successivo decideva di presentare una solenne petizione di annessione al Regno di Sardegna direttamente al re Carlo Emanuele III, e, al contempo, intimò a Vinzoni di rinunciare al proprio incarico, pena la morte. La città, inoltre, cominciò a prepararsi all'inevitabile scontro, per cui si apprestarono armi e difese, e si nominò in magistrato di guerra. La cosa, tuttavia, non prese il verso giusto e sin dall'inizio non diede i risultati sperati: la delegazione sanremese non venne neppure ricevuta dal re di Sardegna e inoltre i comuni di Ventimiglia, Bordighera, Taggia, Porto Maurizio e Ceriana si dissociarono subito dalla sollevazione. Genova, intanto, aveva cominciato ad arrestare tutti i cittadini sanremesi che si trovavano nei vari comuni della repubblica, e bloccato tutte le navi nei porti convenzionati. La mattina del 13 giugno giunsero, con tre galee e varie navi minori, ben 1027 soldati al comando del generale Agostino Pinelli, che chiese la liberazione del commissario e del cartografo. Ottenuto un secco rifiuto, diede ordine di sparare sulla città. Il bombardamento proseguì per tutta la giornata, compresa la notte, e parte del giorno successivo, in cui cominciò anche lo sbarco delle truppe, in diverse zone, tra Capo Nero, la Pietra Lunga e la Foce. Lo scontro si spostò verso la città vecchia, dove i sanremesi, dalla Porta dei Cappuccini, risposero ai bombardamenti cannoneggiando a loro volta e uccidendo 2 soldati e ferendone altri 14.

In seguito i matuziani preferirono ritirarsi nella città vecchia, per meglio concentrare le forze, lasciando così le posizioni meno importanti in mano ai genovesi. Nel frattempo, i fucilieri della repubblica erano riusciti a occupare il convento dei nicoliti (ossia quello che è divenuto il Cottolengo) e pertanto avevano conquistato la parte alta della città senza praticamente sparare un colpo. A questo punto, il generale Pinelli, visto che la situazione gli era ormai diventata favorevole, decise, molto astutamente, di proporre un accordo alla cittadinanza, avvalendosi dell'aiuto dei padri Balbi e Curlo: se i rivoltosi si fossero arresi e avessero liberato i prigionieri, sarebbero stati graziati dalla repubblica e lui stesso si sarebbe adoperato per mitigare il castigo; in caso contrario, invece, le ostilità sarebbero continuate "fino all'ultimo sterminio". I sanremesi, ormai stanchi e disorganizzati, decisero di accettare in maniera troppo affrettata, e così Pinelli poté entrare in città senza alcuna difficoltà. Dopo due giorni di relativa tranquillità, nella notte, il generale Pinelli cominciò a non rispettare i patti, facendo arrestare molte persone coinvolte nella sollevazione. Gli imprigionati furono talmente tanti che fu necessario incarcerarne molti nel palazzo Borea, divenuto, nel frattempo, quartier generale dei genovesi.

Il 16 giugno fu convocato il Consiglio e Pinelli ordinò che in due ore fosse pagata la somma altissima di 80'000 lire come risarcimento dei danni. Siccome la popolazione non riuscì a racimolarla in tempo, il generale prese in ostaggio i consiglieri e dilazionò il pagamento in due giorni, ma, come ebbe la somma, ordinò che gli fossero consegnate altre 100'000 lire nei successivi otto giorni. I sanremesi, terrorizzati, non riuscirono comunque a riunire l'intero ammontare, per cui una parte fu pagata sotto forma di barili di olio, che, prontamente, furono spediti a Genova. Pinelli, poi, continuò la sua opera da tiranno. Abolì gli Statuti e tutti i privilegi che, nel tempo, erano stati accordati alla città, ordinò il saccheggio delle frazioni di Verezzo e Poggio, decise di calare a terra il campanone di San Siro, che aveva dato l'avvio alla rivolta, inviandolo a Genova assieme agli archivi della città, e, in aggiunta, fece mozzare la torre campanaria, stabilendo che, all'interno della chiesa, al posto della cattedra vescovile fosse sistemata quella del rappresentante della Repubblica. Fu una vera e propria ondata di terrore, che non risparmiò da razzie neppure le chiese della città, che vennero spogliate di qualsiasi oggetto di valore. Le persone arrestate, inoltre, furono rapidamente processate: quattro di essi furono impiccate (e condannate all'esposizione post mortem della testa), qualcuno venne esiliato, e altri condannati a 10 anni di reclusione, oppure a pubbliche pene corporali. Di conseguenza, i cittadini che potevano fuggirono in città vicine, come Pigna, Apricale e Seborga, che erano parte del Regno di Sardegna.

La notizia di quanto stava avvenendo, per fortuna, si sparse rapidamente in tutta Europa, e si mosse in difesa di Sanremo addirittura l'Impero Asburgico. Poco dopo, allora, il 4 settembre, Genova emetteva un indulto generale, dal quale, tuttavia, rimanevano esclusi i 14 principali artefici della rivolta. Di essi, qualcuno morì in carcere, mentre altri restarono condannati all'esilio a vita; furono duemila gli esuli, tra i condannati e quelli spinti dalla paura. Gli atti di Pinelli furono però denunciati al Senato genovese, che aprì un'inchiesta. Saltarono, così, alla luce tutte le nefandezze da lui compiute, e di conseguenza, il 12 ottobre, dopo essersi scusato e giustificato, fu costretto al congedo.

Lo sostituì Francesco Maria Sauli, ma la situazione non migliorò, poiché la delegazione sanremese a Vienna si adoperò per ottenere la protezione imperiale e l'annessione al Regno di Sardegna. La notizia giunse al commissario genovese, che ordinò una nuova ondata di arresti e violenze, causando nuove fughe dei cittadini impauriti. Alla fine di novembre, la città era ormai popolata solo da donne, vecchi, e bambini. Genova, così, decise di emettere un nuovo indulto il 4 marzo 1754, ma nonostante tutto gli esuli non tornavano. La situazione, inoltre, si arenò, poiché Vienna prese posizioni formali contro Genova; ma la Repubblica continuava nella sua opera, parendo quasi impossibile un intervento armato imperiale. Sauli, così, pubblicò il nuovo regolamento economico della città, in cui, ovviamente, le tasse erano aumentate al fine di tenere oppressa la popolazione. L'ultimo atto del commissario fu l'approvazione del progetto di costruzione del forte Santa Tecla (che assunse nel tempo varie destinazioni, e fu carcere fino al 1997), in modo che si potesse "tenere a dovere" i sanremesi. La posa della prima pietra avvenne il 6 luglio 1755 e in un anno si conclusero i lavori. Vinzoni, poi, fu incaricato di terminare l'opera di separazione della Colla e il catasto venne aggiornato.

Contemporaneamente la delegazione sanremese a Vienna proseguiva la sua opera, e Maria Teresa d'Austria si pose come intermediaria con Genova. La Repubblica, così, concesse il perdono agli esuli, restituì molti beni confiscati, scontò dalle tasse annue trentamila lire e restituì una campana (ma quella originaria di San Siro è ancora nella cattedrale di San Lorenzo a Genova). La città, però, rimase abbandonata a se stessa, e l'unica cosa positiva fu la ricostruzione del porto, abbandonato dai tempi di Pinelli, i cui lavori terminarono nel 1786. La dominazione genovese sarebbe cessata solo nel 1815, quando, con la Restaurazione, tutta la Liguria venne annessa al tanto sospirato Regno di Sardegna.[14][15]

Le truppe napoleoniche, nel 1794, occuparono la città che divenne capoluogo del Dipartimento delle Palme, poi "Giurisdizione" con lo stesso nome dal 1798 con capoluogo Sanremo. Nel 1805, con l'annessione della Liguria alla Francia, con il territorio della Giurisdizione delle Palme ed il vicino Monegasco fu formato l'arrondissement di Sanremo, appartenente al Dipartimento delle Alpi Marittime. Dopo la restaurazione dei Savoia (1814) venne annessa al Regno di Sardegna. La decadenza cittadina aveva portato scarse condizioni igieniche, che culminarono in una grave epidemia di colera nel 1837: è di questo periodo la costruzione di un nuovo cimitero suburbano, quello della Foce, e l'allestimento di un lavatoio pubblico[24].

La città vista dal mare tra il 1890 e il 1900

Da quegli anni la città incominciò a crescere dal punto di vista turistico: nel 1864 la zarina Maria Aleksandrovna per prima scelse Sanremo per "svernare", aprendo la strada al turismo elitario della nobiltà russa, attratto dal clima mite e dalla bellezza dei luoghi.
Due anni dopo la partenza della zarina, tra il dicembre del 1877 e il febbraio del 1878 soggiorna e lavora a Sanremo il compositore russo Ciaikovskji.

Anche l'Imperatrice Elisabetta di Baviera (Sissi, Imperatrice d'Austria) tra i suoi numerosi e lunghi viaggi per l'Europa (1870-1890) si recò diverse volte a Sanremo.

In quel periodo vennero edificati vari edifici e ville monumentali, principalmente in stile liberty, per l'aristocrazia europea che divenne semi-stanziale nella cittadina. Sempre a fine Ottocento la cittadina vide il passaggio dall'agricoltura basata sugli agrumeti, molto fiorente, alla floricoltura. Nel 1872 la città venne raggiunta dalla ferrovia.

All'inizio del Novecento cominciarono a sorgere le strutture di intrattenimento più qualificate per l'esigente élite della Belle époque: il Casinò, il campo golf, la funivia Sanremo-Monte Bignone, all'epoca la più lunga del mondo, l'ippodromo, lo stadio, eccetera.

Al termine della prima guerra mondiale Sanremo venne scelta per la Conferenza Internazionale degli Stretti, con cui venne discussa, tra gli Alleati, la redistribuzione delle terre dell'ex Impero ottomano, tra cui la Palestina (assegnata alla Gran Bretagna), la Siria, Cilicia e Libano (alla Francia).

Intorno agli anni trenta si ebbe la massima espansione turistica della cittadina: la città continuò a incrementare le proprie strutture ricettive da un lato, e l'economia basata sulla floricoltura dall'altro. Con l'approssimarsi della seconda guerra mondiale ebbe inizio un lento declino del turismo elitario.

Nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, furono arrestati a Sanremo almeno 26 tra i molti ebrei che vi risiedevano o che vi avevano cercato rifugio dalle deportazioni.[25] La memoria di sei sanremesi deportati è ricordata dalla posa il 28 gennaio 2022 di altrettante pietre d'inciampo nei pressi di corso Garibaldi e dei Giardini Vittorio Veneto.[26] Numerose altre pietre e memoriali ricordano in città le molte vittime tra partigiani e civili protagonisti della Resistenza a Sanremo.[27]

Al referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946, 10.289 elettori sanremesi (il 50,2%) votarono per il mantenimento della monarchia sabauda e 9.898 votarono per la Repubblica (il 49%)[28].

Con la fine del conflitto la città vide l'incremento del nuovo turismo di massa; conseguentemente, vennero spostati i periodi di soggiorno dall'inverno all'estate. Questa enorme crescita economica, e le grandi opportunità di lavoro nella floricoltura, attirarono soprattutto dall'Abruzzo tantissimi lavoratori, che di fatto contribuirono in maniera notevole ad accrescere la città.

Nel 1951, con l'istituzione del Festival della canzone italiana (a opera dell'amministrazione comunale, che ne detiene la proprietà intellettuale e ne appalta l'organizzazione), Sanremo acquistò ancora di più un ruolo nell'immaginario collettivo di destinazione d'élite, e come tale beneficiò di un notevole incremento del flusso turistico. Pertanto le attività ludiche e ricreative per il nuovo tipo di esigenze crebbero di pari passo con la speculazione edilizia degli anni sessanta e settanta, che portò a una crescita urbana selvaggia e disarmonica, rendendo la città sempre più popolosa e caotica. Un affresco di questa crescita spasmodica dell'attività turistica e dell'espansione urbanistica incontrollata che caratterizzarono la città dalla metà degli anni cinquanta è tracciato con occhio critico dallo scrittore sanremese Italo Calvino nel suo breve romanzo La speculazione edilizia.

Il 5 aprile 1972 ebbe luogo, proprio davanti al Casinò di Sanremo, la prima manifestazione pubblica in Italia per la difesa della dignità e dei diritti degli omosessuali: ciò accadde in risposta all'organizzazione di un convegno di sessuologia che intendeva giustificare la terapia di conversione, dipingendo l'omosessualità come una malattia.[29] Alla manifestazione parteciparono personalità legate alla rivista Fuori! quali Angelo Pezzana, Mario Mieli e Mariasilvia Spolato.[30]

Nel 2001 la vecchia stazione della città fu dismessa e la linea ferroviaria che percorreva il lungomare venne convertita in percorso ciclopedonale. Al suo posto fu attivato il nuovo tratto sotterraneo della linea Genova-Ventimiglia a nord, con la costruzione della nuova stazione ferroviaria scavata nella roccia.

Per tradizione vi sono tre diverse modalità di indicare gli abitanti della città: i sanremaschi sono coloro che da generazioni sono nati e vissuti a Sanremo; i sanremesi, coloro che risiedono o sono nati in città ma hanno origini forestiere (furesti); infine matuziani, usato più raramente, termine che trae origine dall'antico sito romano di Villa Matutia, che raccoglie nella globalità gli abitanti della città dei fiori.

Simboli

Stemma
Gonfalone
«Drappo di stoffa azzurra, di foggia regolamentare, caricato dello stemma civico, sormontato dall'iscrizione centrata in argento: Città di Sanremo.[31]»
Bandiera
«Drappo di azzurro accantonato in alto all'asta dal quadrato di bianco alla croce di rosso.[31]»

Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del Capo del Governo del 17 dicembre 1928[31]; il gonfalone è stato invece concesso con regio decreto del 25 ottobre 1928[31].

La bandiera di Sanremo ha origini ben più antiche dello stemma e risale al periodo della Repubblica di Genova; compare tuttora nel logo della Sanremese Calcio ed è stata ripresa per la bandiera del casinò di Sanremo.