Friedrich Wilhelm Nietzsche

Friedrich Wilhelm Nietzsche (AFI: [ˈfʁiːtʁɪç ˈniːt͡ʃə], oppure [ˈnit͡ʃe][1]; Röcken, 15 ottobre 1844Weimar, 25 agosto 1900) è stato un filosofo, filologo, scrittore e poeta tedesco.

Pensatore originale e innovativo, la sua produzione filosofica ha influenzato il mondo culturale occidentale dal ventesimo secolo in poi: la sua produzione rappresenta un punto di rottura nei confronti della filosofia passata e una conseguente apertura a nuovi temi, marcata in modo particolare anche da una conversione stilistica a favore dell'utilizzo degli aforismi, anche se tale conversione si evidenzia soprattutto in una fase produttiva indipendente, priva delle influenze che invece avevano caratterizzato La nascita della tragedia[2][3].

Filologo di professione, in seguito alla pubblicazione della sua prima, ambigua opera, La nascita della tragedia dallo spirito della musica (1872)[4], la quale sollevò le accuse del mondo accademico tedesco, Nietzsche predilesse lo stile iperbolico e altisonante come leitmotiv delle sue opere, ora trattanti la crisi spirituale e culturale europea con toni spiccatamente provocatori[5].

La sua opera è poliedrica e antisistematica, pur essendo possibile distinguere le sue opere iniziali, di stampo schopenhaueriano[6], da quelle più mature, segnate dal distacco dai precedenti maestri del filosofo. Spaziando dalla metafisica all'etica, dall'epistemologia alla filosofia della religione, in particolare quella della fede cristiana, il filosofo oppone alla decadenza della modernità un ritorno ai valori della grecità tragica, dell'eroismo e dell'aristocrazia.

La sua breve carriera accademica fu marcata dalla critica che contro di lui condusse l'affermato seppur giovane filologo Wilamowitz; critica che lo costrinse alla rinuncia ad un futuro universitario. In seguito, ottenuta la prematura pensione, si dedicò a perenni viaggi motivati dal tentativo di tenere a bada la sua cagionevole salute[7]. L'intera vita di Nietzsche fu marcata da una lunga solitudine che lo accompagnò sino al crollo mentale del 1889.

Biografia

Gioventù (1844-1864)

Infanzia

I genitori di Nietzsche: Carl Ludwig Nietzsche e Franziska Oehler

Friedrich Wilhelm Nietzsche nacque a Röcken, nei pressi di Lipsia, il 15 ottobre 1844, primogenito di Carl Ludwig Nietzsche, pastore luterano del piccolo villaggio, e Franziska Oehler, figlia a sua volta di un pastore. Il contesto famigliare era generazionalmente caratterizzato dalla professione, a volte quasi dogmatica, della religione e della teologia[9][10][11][12][N 1].

Venne battezzato Friedrich Wilhelm dal padre in onore del re di Prussia Federico Guglielmo IV, che compiva quarantanove anni proprio quel giorno[13]: il padre era un fervente monarchico, tanto che rimase scandalizzato quando, pur limitatamente, l'area provinciale di Röcken fu coinvolta dagli eventi della primavera dei popoli nel 1848[14]. Era un pastore di grande cultura, tanto che fu precettore presso la corte dei duchi di Altenburg[15]; Friedrich lo avrebbe ricordato come la figura paterna ideale, di carattere dolce e sensibile[16][17][N 2].

Il 10 luglio 1846 nacque la sorella Elisabeth e nella primavera del 1848 il fratello Joseph[18]; il 27 luglio 1849 invece, dopo mesi di apatia cerebrale[18][19], morì il padre[20]. Una seguente autopsia avrebbe attestato che un quarto del suo cervello non riceveva impulsi e non reagiva di conseguenza[7][21][22]. Si pensa che tale apatia fu causata da una caduta di alcuni anni prima che gli arrecò gravi danni cerebrali[23][24].

Nel 1850, la famiglia Nietzsche venne colpita anche dalla precocissima morte di Joseph: probabilmente la sua morte, come affermato dalla madre, fu preceduta e accompagnata da crampi dolorosissimi ed altre complicanze sofferte durante la dentizione[25].

In ogni caso, in seguito a tale disgrazia, la famiglia si trasferì nella vicina Naumburg nell'aprile 1850[26][27], stabilendosi a casa delle zie e della nonna di Friedrich[23]. Ivi il piccolo, che crebbe in un ambiente di sole donne, si sentì indifeso e isolato, date anche le dure condizioni economiche a cui si doveva sottostare in casa[28]. A partire dal 1856 la madre riuscì ad acquistare una casa propria dove la famiglia si trasferì[25], dando inizio a un lieve benessere economico[29][30].

Studente a Pforta

Nietzsche nel 1862 a diciotto anni

Nel 1858 Friedrich iniziò a frequentare il ginnasio di Naumburg ma, già distintosi per le sue non comuni doti intellettuali[31][32], ricevette una borsa di studio per proseguire gli studi a Pforta, collegio di fama europea[31][33]: tale borsa di studio costituiva per il giovane una dote finanziaria per i seguenti sei anni di permanenza, motivo per cui la madre lo iscrisse al complesso collegiale[34].

Per Friedrich l'ambiente spartano di Pforta rappresentò un cambiamento notevole rispetto alla tranquillità provinciale di Naumburg[35]: questo lo portò a nutrire una nostalgia di casa già durante i primi mesi in collegio a causa dell'educazione severa e intransigente che imperava in quel luogo, salvo poi abituarvisi e adeguarsi[36].

Del giovane Friedrich si ha il ritratto di una persona ligissima al dovere, che soffriva le indiscipline e si dimostrava contenuta e riservata[37][38]. Ciononostante, per un certo periodo tenne un atteggiamento sconsiderato e ribelle, venendo più volte ammonito per le sue lacune scolastiche e disciplinari[39][40][41]. Per un paio di anni rimase solo[42], sino a quando non fece la conoscenza di Wilhelm Pinder, suo coetaneo dotato di ampia cultura con il quale discuteva sovente sul mito greco[43]. Con lui e con un secondo amico, Gustav Krug, redasse per solo un anno un modesto giornale culturale che chiamò Germania[42][44].

Quando durante le vacanze tornava a casa a Naumburg, soffriva il clima profondamente religioso che vigeva entro le mura domestiche[45]. Ciò diede frutto alle sue prime avversità circa la religione cristiana[46][47], date anche le sue letture di opere razionaliste e scientifiche: esse andavano inevitabilmente ad intaccare, infatti, i precetti religiosi che la madre tentava d'impartirgli[48][N 3].

L'ultimo anno Friedrich ebbe modo di maturare due importanti legami: uno con Paul Deussen e un secondo con Carl von Gersdorff[49][50]. Terminò la sua permanenza a Pforta nel 1864 presentando il suo lavoro di congedo; avrebbe in seguito ricordato Pforta come una «maestra severa ma giovevole»[51].

A Bonn e Lipsia (1864-1869)

L'adesione alla Franconia e la lettura di Strauss

La Burschenschaft della Franconia in una foto commemorativa. Nietzsche è in seconda fila, terzo da sinistra, con la mano sulla tempia

Conclusi gli studi, Nietzsche trascorse con Deussen le cinque settimane di vacanze precedenti all'iscrizione all'università per poi giungere a Bonn[52]: era una città molto costosa, e di fatto la madre poteva mantenere il figlio con soli venti talleri sui trenta effettivamente necessari[53]. L'università di Bonn era rinomata per le sue facoltà umanistiche, specialmente per la filologia, che attraeva molto Nietzsche, al contrario di quella di Teologia alla quale si era iscritto per obbligo materno[54][N 4].

La vita di Gesù di David Friedrich Strauss

Affittò un modesto appartamento nel centro della città e, nonostante il suo carattere schivo, decise di unirsi alla Franconia, una federazione studentesca[55][56]. Nei raduni della quale, Nietzsche tentò di avvicinarsi ai suoi coetanei, continuando però a preferire i momenti di tranquillità e la vita appartata alla quale era abituato sin da Pforta[57][58]. Non a caso, dopo poco tempo la sua ritrosia l'avrebbe portato ad abbandonare la federazione, ambiente troppo contrastante rispetto alla sua personalità[59].

In università, dunque, mostrava poco interesse per la Teologia: di fatto, quando ritornò alla quiete dopo la breve esperienza della Franconia, lavorava poco e addirittura scriveva dei saggi che non si orientavano a favore dei precetti marcatamente religiosi e di stampo cattolico che tale facoltà tentava di impartirgli[60]. Quel periodo era infatti caratterizzato dai seri dubbi patiti da Nietzsche circa la propria fede[60].

Capitò giustappunto l'uscita nel 1864 della seconda edizione de La vita di Gesù o esame critico della sua storia, scritta dal teologo David Friedrich Strauss, che già al tempo della prima pubblicazione nel 1835 aveva suscitato un grande scandalo per i suoi contenuti[61], risollevando dunque il caso editoriale[62]. Nietzsche la lesse, coinvolgendo anche l'amico Deussen e, rimasto profondamente influenzato dai contenuti dell'opera, decise definitivamente di abbandonare la facoltà di Teologia dell'università di Bonn, per cimentarsi nella Filologia[63][64][65].

La famiglia Nietzsche recepì malvolentieri la conversione del giovane Friedrich: specialmente la madre, una donna ferventemente religiosa e quasi dogmatica[65]. Alfine accettò il cambiamento spirituale del figlio[65], vissuto difficilmente anche da Nietzsche stesso, il quale rimpianse sempre, con nostalgia e nitidezza, la sua gioventù cristiana, mantenendo sempre vivo ricordo di quel passato[66].

La controversia della casa chiusa di Colonia

Secondo Deussen, Nietzsche non era affatto una persona libidica come tutti i membri della Franconia; addirittura scrisse che a Nietzsche si applicavano bene le parole «mulierem nunquam attigit»[67][68]. In particolare, tuttavia, Deussen riferisce nelle sue memorie un aneddoto molto particolare dettogli da Nietzsche, datato al mese di febbraio del 1865: gli raccontò che, durante una breve sosta a Colonia, chiese a un uomo le indicazioni per una locanda, e questi lo condusse surrettiziamente in una casa di tolleranza, dalla quale Nietzsche uscì immediatamente dopo essersi messo a suonare il pianoforte per provare ad alleviare l'imbarazzo[69][70][71].

Quando a Nietzsche fu diagnosticata forse erroneamente la neurosifilide[7] come causa del suo declino cognitivo e fisico dopo il 1888, diversi studiosi pensarono che avesse contratto la malattia da un rapporto sessuale con una prostituta proprio in quel lupanare. Riguardo a ciò s'inserirono anche altre teorie e ipotesi quale l'interpretazione di Joachim Köhler secondo la quale tale malattia venne trasmessa a Nietzsche non a Colonia, bensì presso una casa chiusa per omosessuali a Genova, come spiegato nel suo libro Nietzsche. Il segreto di Zarathustra[72]. Su tale aneddoto si sarebbe inoltre introdotta la prospettiva dello scrittore Thomas Mann, il quale avrebbe basato su questo episodio il suo romanzo Dottor Faustus[73][74][75][76].

Allievo di Ritschl e Wagner

Le due figure più importanti per Nietzsche a Lipsia: Ritschl, professore di filologia, e il compositore Richard Wagner.

Nel 1865, data una disputa accademica tra i due docenti di filologia a Bonn, Otto Jahn e Friedrich Ritschl, al secondo fu proposta la cattedra di filologia classica all'università di Lipsia, e Nietzsche decise di seguire lì il docente[77]: il 17 ottobre 1865, lui e il compagno di studi Hermann Muschake raggiunsero Lipsia e s'immatricolarono in università[78][79][N 5].

Nietzsche iniziò a seguire le lezioni di Ritschl a seguito della sua prolusione inaugurale[80], ed è anche in questo periodo che s'imbatté nel Mondo come volontà e rappresentazione di Arthur Schopenhauer, comprandolo dalla libreria di antiquariato sopra la quale aveva stabilito il suo appartamento[79][81][82]. Già immerso in questo clima di otium litteratum che alternava al suo impegno universitario, Nietzsche lesse anche la Storia del materialismo di Friedrich Albert Lange, un filosofo neokantiano i cui temi trattati lo avvicinarono alla scienza e, appunto, al materialismo filosofico[83][N 6].

Nietzsche militare nel 1868

A Lipsia Nietzsche visse gli anni più felici della sua giovinezza: la sua salute cagionevole si ristabilizzò, permettendogli di trascorrere un periodo assolutamente privo dei malanni che avevano attanagliato la sua salute a Bonn[80][84], sul piano relazionale Nietzsche conobbe Erwin Rohde, studente di Ritschl[84][85][86], e infine, dal punto di vista professionale, Ritschl notò il talento di Nietzsche leggendo un suo breve trattato su Teognide, e pubblicò tale scritto sulla sua rivista filologica[87][88]. Da quel momento in poi, Nietzsche avrebbe sviluppato una profonda amicizia sia con il professore sia con sua moglie Sophie, la quale avrebbe facilitato l'incontro tra Nietzsche e Wagner data l'amicizia tra Sophie e la sorella del compositore[89].

Nel settembre del 1867, Nietzsche venne richiamato alle armi: dichiarato abile per il servizio[90][91], fu arruolato nel reggimento di artiglieria di stanza a Naumburg[92]. Scrisse a Rohde con buon umore riguardo al suo servizio militare, affermando anche che, dopo aver completato i suoi doveri, tornava nelle baracche a studiare assiduamente[92][93]. Ma la quiete svanì nel marzo 1868, quando cadde da cavallo durante un'esercitazione, subendo una frattura allo sterno che lo costrinse a letto dieci giorni in convalescenza dal trauma fisico[90]. Assumendo morfina tutti i giorni, iniziò a contemplare l'idea di un'operazione medica; così si recò presso Halle, curò la ferita con lo iodio, e fu definitivamente dichiarato non adatto al servizio di leva[90][94].

Tornato a Lipsia, Nietzsche s'interessò sempre più alla figura di Richard Wagner. Non si può dire che la conoscenza di Wagner fu "facile": di fatto, il compositore era una figura molto controversa, dati i suoi trascorsi da oppositore politico[95]. Alla fine, l'8 novembre, lo incontrò a casa dell'orientalista Hermann Brockhaus, marito della sorella del compositore[96][97][98]. Anche se inizialmente il rapporto tra i due si limitava alla conoscenza reciproca, Nietzsche cominciò a essere invitato, a partire dal 1869, presso la villa di Wagner nei pressi di Lucerna, dove tra i due si sarebbe instaurata una profonda amicizia, fatta di stima reciproca e collaborazione intellettuale[99].

Professore a Basilea (1869-1879)

A Basilea

Nietzsche a Basilea con Rohde e von Gersdorff a fine 1870 (a sinistra); Franz Overbeck, teologo, coinquilino e strettissimo amico per Nietzsche (a destra).

Nel 1869, la cattedra di filologia all'università di Basilea divenne vacante[100], e Ritschl si fece avanti per proporre il pupillo Nietzsche come professore. Riferì che si trattava del suo migliore allievo e, per rassicurare i professori svizzeri garantì che il raccomandato non sarebbe partito per una probabile guerra tra Prussia e Francia, sostenendo falsamente che egli nutriva ben poco interesse per la questione dell'unità tedesca[101].

Nietzsche il 23 marzo[102] ricevette dunque un dottorato ad honorem basato sulle sue precedenti pubblicazioni e sugli articoli redatti per la rivista filologica di Ritschl. Poté quindi iniziare la sua carriera a Basilea dapprima come professore secondario e, l'anno seguente, come professore ordinario di Filologia[103].

Quando giunse in Svizzera, gli venne richiesto di abbandonare la cittadinanza prussiana a favore di quella svizzera, cosicché non venisse richiamato nuovamente per il servizio militare[104]. In verità egli non acquisì la cittadinanza svizzera, restando a tutti gli effetti apolide: lo sarebbe rimasto per il resto della sua vita[104][105].

Tra il 19 e il 20 aprile raggiunse la città elvetica viaggiando in treno[106][107]; si appartò presso la pensione da lui prenotata e il 28 maggio espose la sua prolusione d'insediamento sul tema Omero e la filologia classica[108][109].

A Basilea ebbe poi modo di conoscere lo storico Jacob Burckhardt[110] e il teologo Franz Overbeck, un docente di teologia insolito, dato l'ateismo dichiarato con cui conduceva la sua professione[110][N 7]. Da una parte, Burckhardt avrebbe appassionato Nietzsche in maniera duratura circa la cultura italiana e rinascimentale: d'altronde, fu lui a scrivere La civiltà del Rinascimento in Italia, un'opera storica fondamentale nella storiografia dell'Ottocento circa l'epoca rinascimentale[111][112]. Dall'altra, Overbeck sarebbe diventato l'amico più fedele del filosofo, tanto da salvarlo quando, nel 1889, subì a Torino il suo crollo psichico; gli fu sempre fedele, e anche dopo la sua morte scelse di non partecipare al lucroso Nietzsche-Archiv in quanto lo stimò irrispettoso verso la sua memoria[113].

Altrettanto fortunato non fu il legame con Burckhardt secondo ciò che Heinrich Köselitz, profondo conoscente di Nietzsche, descrisse: l'atteggiamento altezzoso dello storico celava in realtà un'invidia nei confronti di Nietzsche e del suo precoce successo accademico[114].

Ma durante il periodo tra il 1870 al 1871, Nietzsche iniziò a dubitare del suo ruolo come professore di filologia, preferendo in tutto e per tutto la filosofia. In questi anni nei quali Nietzsche si sentiva oppresso dal suo ruolo accademico[115], trovò conforto nelle frequentazioni con Wagner presso Tribschen, località vicina al lago dei Quattro Cantoni e prossima al centro di Lucerna[115]. Il compositore era riuscito ad acquistare, grazie ad un generoso prestito del re di Baviera Ludovico, una villa in stile rococò. Lì si era stabilito già dal 1866[115][116]. Entrando in contatto con la cultura respirata dai Wagner e con le questioni di estetica musicale, Nietzsche si distaccò progressivamente dalla filologia per orientarsi decisamente verso la filosofia[117].

La parentesi bellica e la Nascita della tragedia

Nietzsche nel 1872, immortalato sull'album fotografico dell'editore Fritzsch, che gli pubblicò la Nascita della tragedia.

Nietzsche stava iniziando a lavorare alla sua prima nuova opera, la Nascita della tragedia, quando il 19 luglio 1870 scoppiò la guerra franco-prussiana; giuntagli la notizia di una sconfitta prussiana a Wörth mentre era in villeggiatura, scelse di arruolarsi[N 8]: venne inquadrato nel dipartimento della Croce Rossa dell'esercito prussiano, poiché le autorità svizzere non gli avrebbero permesso di combattere nell'esercito, vista la loro neutralità[118][119][120]. Fu addestrato a Erlangen per soli dieci giorni e successivamente, il 23 agosto, inviato al fronte bellico proprio a Wörth[121].

Stando in varie località dalle retrovie prussiane sino al fronte vero e proprio, Nietzsche lavorò incessantemente per tre giorni e tre notti a curare i feriti, arrivando a contrarre un principio di difterite e dissenteria; venne allora rimpatriato e, dopo una settimana di cure a Erlangen, passò la sua convalescenza a Naumburg fino al 22 ottobre[122][123].

Dopo esser tornato a Basilea dal breve servizio militare, tuttavia osservò con scetticismo la creazione del Reich tedesco ad opera del cancelliere Bismarck, di cui precedentemente era stato un grande sostenitore[124][125][126][N 9]. Invece, soffrì nuovamente dei suoi problemi di salute e gli fu concesso un periodo di malattia[127]. La sorella, che giunse da Naumburg per stare insieme a lui, lo portò a Lugano, dove incontrarono Giuseppe Mazzini[127][128].

Mentre era a Lugano (sarebbe ritornato a Basilea nell'aprile 1871), Nietzsche riprese assiduamente a lavorare alla sua opera: la Nascita della tragedia dallo spirito della musica. Ciò che doveva proporsi come un'opera filologica era in verità uno scritto di attualità, riflettendo le mode culturali tedesche ed europee e paragonandole con la cultura presocratica; peccava, tecnicamente, della metodologia richiesta per uno scritto di filologia[129].

Nietzsche maturò un grande interesse circa i temi della tragedia greca, manifestandolo già a partire dall'anno precedente quando, il 18 gennaio e il 1º febbraio condusse due conferenze universitarie al riguardo[130]: la prima sul Dramma musicale greco e la seconda su Socrate e la tragedia, ambedue caratterizzate da una marcata distanza dalla disciplina della filologia storicista, un metodo su cui Nietzsche si espresse definendolo «mille miglia lontano dalla grecità»[131].

A fine dicembre 1871 la Nascita della tragedia fu pubblicata in Germania e Svizzera dalle stampe dell'editore Fritzsch, e sin da subito l'opera suscitò da una parte l'ammirazione di Wagner e dei wagneriani, e dall'altra l'indignazione del mondo accademico tedesco, il quale non tollerò ed anzi biasimò la mancanza di metodologia che caratterizzava, a loro dire, l'opera[132][133][134]. Infine, il professor Ritschl, rimasto deluso dal lavoro del suo prediletto, scrisse una lettera adirata al rettore di Basilea, criticando duramente Nietzsche e i suoi metodi e asserendo che il suo era stato un «triste capitolo»[135].

La rottura con Wagner

Nietzsche nel 1875

Nel 1873, Nietzsche scrisse la sua prima Considerazione inattuale: David Strauss, l'uomo di fede e lo scrittore[136], seguita da quella Sull'utilità e il danno della storia per la vita e, infine, da Schopenhauer come educatore e da Richard Wagner a Bayreuth[137]. Si aggiungono anche gli scritti La filosofia nell'epoca tragica dei Greci e Su verità e menzogna in senso extramorale, i quali precisavano per Nietzsche le sue future ambizioni filosofiche[137], le quali proprio nel periodo che va dal 1873 al 1876 si ampliarono con il suo avvicinamento alle scienze[138].

Frattanto iniziò a conoscere personalmente uno dei suoi studenti di Basilea, il quale gli si era rivelato interessante: Paul Rée, uno studioso di filosofia, tedesco di origini ebraiche[138][139]. Tuttavia non riuscì a proseguire regolarmente la conoscenza di Rée a causa di un improvviso crollo della vista, caratterizzato probabilmente da una acutissima miopia[138]. Tale evento scatenò la preoccupazione di Wagner, il quale temeva di poter perdere il suo più "fedele seguace"[140]. L'agitazione di Wagner era causata anche dall'incerto andamento circa la preparazione per il festival, tanto che egli chiese a Nietzsche di scrivere una lettera aperta per convincere quante più persone possibili a finanziare l'impresa[141]. L'intervento del re Luigi II si rivelò indispensabile: il re infatti versò importanti contributi finanziari per l'impresa, che in questo modo[141] riuscì a salvarsi.

Dopo il Natale del 1874, Il Nostro venne colpito da un ennesimo malanno, che gli impedì di presentarsi a Basilea in facoltà, dove comunque egli si recava sempre più di rado. Soprattutto non poté essere presente ai preparativi per il festival in estate[142].

Per queste ragioni lo scrittore e critico letterario Massimo Fini, avendo curato una biografia su Nietzsche, scrive che[142]:

«Da questo momento quella di Nietzsche diventa la biografia di una malattia. [...] Non c'era viaggio, emozione, stress per quanto blando, che non gli procurasse questi attacchi feroci. Ciò aumentò la sua tendenza a isolarsi. Era cominciata la sua "via crucis".»
La prima dell'Anello del Nibelungo a Bayreuth, 1876

A marzo 1876, cominciò a lavorare alla sua quarta Inattuale: Richard Wagner a Bayreuth[143]. Tale opera doveva essere intesa come l'incipit culturale del festival di Bayreuth, il quale si avviava ormai sempre più al suo debutto, ma lo sgomento di Nietzsche non passava certo inosservato: lo si leggeva soprattutto da tale scritto, condensato di ambiguità e sottigliezze, che fecero dubitare e preoccupare addirittura il ricevente, ossia Wagner[144][145].

L'opera venne pubblicata a luglio in un clima di euforia per il festival, ma il clima così trepidante non coinvolgeva affatto Nietzsche, che anzi visse l'attesa con nervosismo[146]. Giunse da Basilea a Bayreuth fermandosi ad Heidelberg, colmo di malanni[147]; a fine agosto prese a cominciare il festival: Nietzsche dovette allontanarsi, tuttavia, a causa degli acutissimi attacchi di cecità che lo colpivano[147].

Dovette soggiornare a casa della Meysenbug, di cui era intanto diventato un profondo amico, mentre al festival convenivano le alte classi culturali, dovendo Esso risultare il grande evento culturale della Germania unita nonché dell'Europa avviata verso una pace duratura; Nietzsche ne rimase distaccato, inorridito[148]. Fu la fine della sua amicizia con Wagner, nonché della fase wagneriana del suo pensiero, ora tendente per l'illuminismo: dopo la rottura con Wagner, Nietzsche si imbatté nelle opere dei moralisti francesi quali Montaigne, Pascal e La Rochefoucauld e Voltaire[149].

Il viaggio a Sorrento e la fine dell'esperienza universitaria

Malwida von Meysenbug: scrittrice affermata, ospitò Nietzsche presso Sorrento e mantenne sempre un vivo carteggio col filosofo

Nel 1876 a Nietzsche fu concesso un anno in malattia date le tremende condizioni in cui versarono nuovamente i suoi occhi[150]. Ciononostante, la Meysenbug (intuendo probabilmente il bisogno di riposo a lui necessario e desiderato), lo invitò a Sorrento presso la villa che lei aveva per l'occasione affittata. Nietzsche chiese come accompagnatore Paul Rée, oramai diventato suo amico «incomparabile»[151] nonché colui che gli leggeva le lettere a voce alta a causa sempre della sua pessima vista[150].

Dunque presero il treno da Ginevra e, dopo una sosta a Genova e una a Napoli, raggiunsero la Meysenbug a Sorrento[152]. Stettero ivi mentre vi soggiornava anche Wagner con Cosima, creando per Nietzsche un certo imbarazzo[153]. Ciononostante, fu Wagner a invitarlo presso la sua villa: nonostante il calvario finanziario che era stato il festival di Bayreuth, tanto che il compositore dubitava si potesse celebrare la seconda edizione, era di buon umore, e parlava con Nietzsche come se tra loro due nulla fosse accaduto[152][154]; tuttavia egli non era interessato più all'amicizia con Wagner, e fu l'ultima volta che si videro[154].

Quando tornò a Basilea, iniziò a riconsiderare il suo incarico universitario; in effetti, Nietzsche era ridotto a uno stato di salute precario, specialmente per quanto riguardava gli occhi: non poteva scrivere o leggere per più di un'ora e mezza che veniva preso di soprassalto da violente emicranie. Dunque elaborò il metodo di scrittura che sarebbe divenuto caratteristico: quello degli aforismi. Passeggiava in solitudine per ore, riordinando i pensieri e annotandoli fugacemente nel suo taccuino per poi rielaborarli di getto. Era l'unico modo con cui poteva scrivere senza essere preda di malanni[155]. In ogni caso, viveva i dubbi sul suo incarico con ripensamenti continui, indecisioni, ma alla fine decise di rimanere in ateneo[156].

Dal gennaio del 1879, riprese faticosamente le lezioni a Basilea, ma i malanni lo portarono a disdire tutte le lezioni di lì a poco[157]. Dopo quattro mesi passati in convalescenza, a maggio spedì una lettera al presidente del comitato universitario di Basilea, nel quale gli spiegava che la sua salute aveva raggiunto un punto tale da non potergli più permettere l'insegnamento[158]. A giugno uscì dall'università in cui rimase per dieci anni, coperto finanziariamente con una pensione, garantita proprio dall'università, di mille franchi integrati da altri duemila, in riconoscimento al modo eccellente nel quale condusse l'insegnamento[158][159].

Periodo di viaggi e solitudine (1879-1888)

Umano, troppo umano e la delusione relazionale con Lou von Salomé

Nietzsche, Rée e la Salomé nel 1882

Intanto, con tutte le difficoltà relative alla scrittura patite da Nietzsche, pubblicò il manoscritto Umano, troppo umano a maggio del 1878[160][161]. Di matrice filosofica e psicologica, Umano, troppo umano siglava la fine della fase tragica di Nietzsche, e l'apertura al metodo critico, razionale, genealogico che contraddistinse il suo pensiero maturo[160]. Nietzsche ne spedì una copia ai Wagner, suscitando in essi grande scandalo[162]. E Wagner ruppe il silenzio: scrisse sulla rivista da lui redatta (Bayreuth Blätter) un articolo, Pubblico e popolarità, nel quale attaccava i contenuti dello scritto di Nietzsche[163][164].

Giunta l'estate, Nietzsche si recò a Wiesen e da lì a Saint-Moritz, dove si perpetrarono nuovamente i malanni; ripresosi in modo discreto, poté proseguire i suoi viaggi alla volta di Riva[165]. Ivi si recò accompagnato da Köselitz, il quale era anche solito scrivere sotto dettatura di Nietzsche, sempre a causa della sua pessima vista[166]. In seguito, i primi del 1880, i due si mossero per Venezia, dove Nietzsche iniziò a dettare a Köselitz una parte dello scritto Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali[167][168]. Alla fine Nietzsche lo completò a Genova[169]. Sempre a Genova, nel 1881, Nietzsche assistette alla Carmen di Bizet, la quale lo spinse a riprendere il lavoro filosofico: così abbozzò la Gaia scienza, che avrebbe concluso nel 1882[170].

Durante la sua breve permanenza a Messina (dove si era recato da Genova), Nietzsche cominciò a ricevere dalla Meysenbug e da Rée delle particolari lettere, le quali alludevano a «una ragazza singolare [...] straordinaria»[171]: si trattava di Lou von Salomé, una giovane russa espatriata dal regime zarista e dunque in viaggio d'istruzione per l'Europa[172][N 10]. Rée scrisse a Nietzsche, senza mezzi termini, che lui e la Salomé volevano coinvolgerlo in un ménage à trois culturale[173]. Così, a Pasqua del 1882, Nietzsche giunse a Roma, dove soggiornavano Rée e la Salomé, incontrandoli in Piazza San Pietro[173]. Nietzsche subito si invaghì della ragazza, e le fece una tempestiva proposta di matrimonio che lei gentilmente rifiutò[174][175]. Tentò una seconda volta, dopo poco, a Lucerna, dove ottenne un altro rifiuto[176][177]. L'esperienza di convivio culturale tra i tre svanì: dopo diversi viaggi assieme, i rapporti tra Nietzsche e Rée, anch'egli invaghito di Lou, si sfaldarono[177].

In seguito alle due delusioni relazionali subite, Nietzsche cominciò a vedere nella formulazione della sua filosofia l'unica sua salvezza psicologica, e così, in dieci giorni, scrisse la prima parte di Così parlò Zarathustra e proseguì alacremente le restanti lungo il gennaio del 1883[178]. A febbraio, mentre soggiornava a Genova, apprese la morte di Wagner, avvenuta il giorno prima a Venezia, dal giornale locale Il Caffaro[179][180]: tale notizia atterrì Nietzsche, il quale sentì maggiormente il bisogno di scrivere il suo Zarathustra (portato a termine nel 1885)[181]. Infine, ruppe i rapporti con la sorella, con cui aveva subìto un acceso alterco circa il carteggio con Lou, disapprovato proprio da ella[182]. Per la prima volta, Nietzsche si ritrovò solo[183].

I costanti viaggi

La casa nizzarda di Nietzsche (a sinistra) e quella di Sils (a destra)

Dopo tali eventi, Nietzsche tentò di migliorare la sua situazione lasciando Genova per Nizza, dove sperava di trovare un clima più stabile per la sua cagionevolissima salute[183]. Ivi soggiornò lungo tutto l'inverno del 1883 presso la Pension de Genève[181], dove sarebbe ritornato sovente anche come cliente abituale[184], come ad esempio da novembre ad aprile dell'anno seguente[185].

Oltre a Nizza, dove pernottava per l'inverno, Nietzsche si recava anche a Sils Maria, in Alta Engadina, d'estate: riusciva a lavorare incessantemente, ottenendo l'ispirazione dalle sue lunghissime passeggiate attorno al lago di Silvaplana[186]. Di fatto, trascorse l'intero anno viaggiando tra Nizza e Sils concentrandosi sul completare lo Zarathustra, concludendolo infine a gennaio del 1885[187].

Probabilmente Nietzsche viveva al limite delle sue ristrette possibilità finanziarie (d'altronde l'unico suo introito proveniva dalla pensione garantitagli dall'ateneo basileese), ma comunque era estremamente attento alle sue finanze[188], tanto che riuscì a pubblicare lo Zarathustra solo grazie a un prestito dell'amico Overbeck[187].

In questo periodo è datato un ritorno di Nietzsche in Germania, a seguito di un pessimo soggiorno veneziano nel quale tentò di scrivere Al di là del bene e del male, ma riscontrando nuovamente i dolori agli occhi[189]. Il ritorno in Germania fu vissuto con particolare sofferenza da Nietzsche, data la sua incompatibilità con l'ambiente ed il mondo culturale tedeschi. In ogni caso, si recò a Lipsia per trattare con dei nuovi editori[190][191], ma soprattutto per ricongiungersi con Erwin Rohde, al quale venne assegnata in quell'anno la cattedra di filologia dell'università e al quale Nietzsche scrisse una lettera pregna di nostalgia per il loro sodalizio giovanile, nato proprio a Lipsia a distanza di oltre vent'anni[189][192].

Durante l'inverno del 1886, dopo aver completato Al di là del bene e del male, scoprì l'opera di Dostoevskij, la quale lo colpì particolarmente: dopo aver comprato le Memorie dal sottosuolo, romanzo dello scrittore russo, da una libreria nizzarda, cominciò letture onnivore: figurano Renan, Hugo, Zola[193]. Durante la primavera del 1887, scrisse la Genealogia della morale che, una volta completata, dovette di nuovo pubblicare a spese sue[194]; dopo un anno di alternanza tra Nizza e Sils, l'amico Köselitz gli raccomandò di recarsi a Torino e Nietzsche, fidandosi di egli, partì alla volta della città sabauda[195].

La breve esperienza di Torino (1888-1889)

Il soggiorno e le opere torinesi

Targa commemorativa posta per il centenario della nascita di Nietzsche (Torino, Piazza Carignano)

Partendo da Nizza, il 5 aprile del 1888 Nietzsche giunse a Torino, e rincasò nella casa affittata dinnanzi a Piazza Carlo Alberto[196][197]. Durante il suo soggiorno, ricevette una lettera da Georg Brandes, professore di filosofia a Copenaghen, il quale, ammirandone il pensiero, aveva cominciato una sessione di lezioni incentrate su di lui, riscuotendo peraltro un discreto successo[198][199][200]. La vita torinese gli ispirò in seguito la scrittura: sono datate al periodo torinese le opere Il caso Wagner, Il crepuscolo degli idoli, Nietzsche contra Wagner, L'Anticristo ed Ecce homo[201].

La pubblicazione del Caso Wagner suscitò l'indignazione dei circoli wagneriani tedeschi e Richard Pohl, eminente wagneriano, scrisse un pamphlet nel quale criticava apertamente Nietzsche; anche Malwida von Meysenbug gli scrisse con severità circa tale trattato[202]. Nietzsche replicò con il breve saggio Nietzsche contra Wagner, nel quale stilò dodici punti di critica indirizzati contro Wagner e i wagneriani[203].

Durante questo periodo, inoltre, Nietzsche si interessò di politica: dopo il Natale del 1888, scrisse a Overbeck una serie di lettere, nelle quali inneggiava ad una lega anti-tedesca e criticava Bismarck[204][205]. Overbeck, tuttavia, vide queste lettere ed il loro tono enfatico, esagerato come semplice umorismo[205].

Il crollo psichico

È datato al 3 gennaio 1889 il crollo psichico di Nietzsche: mentre passeggiava per via Po, vide un cavallo fustigato dal cocchiere: accorse incontro l'animale, baciandolo, per poi crollare in preda a spasmi[205][206]. Tale versione dei fatti è quasi sicuramente romanzata: il filosofo e giornalista Anacleto Verrecchia riporta che i testimoni più rilevanti (in primo luogo Overbeck e la sorella Elisabeth) sostengano che Nietzsche fosse semplicemente caduto per strada[207]. In ogni caso, a seguito dell'atrofizzante svenimento, fu riportato presso l'appartamento di Piazza Carlo Alberto dal suo affittuario, e lì rimase per due giorni[205]. Modernamente si è sostenuto che Nietzsche, come già suo padre, sia stato colpito da ictus cerebrale.[7]

A partire dal 5 gennaio, alcuni suoi precedenti conoscenti cominciarono a ricevere da parte sua delle lettere di carattere stravagante: il primo fu Burckhardt[208]. Egli riferì a Overbeck della lettera, e lo stesso ricevette il giorno seguente una lettera da parte di Nietzsche. Si precipitò quindi a Torino per riportare Nietzsche, in preda alla pazzia, a Basilea. Nei primi giorni di gennaio, infatti, Nietzsche aveva scritto diverse lettere (denominate dai critici come biglietti della follia) a suoi conoscenti (figurano Paul Deussen, Brandes, Rohde e Cosima Wagner) e anche a figure di spicco, quali il cardinale Tindaro, segretario della Santa Sede, Jan Matejko e Umberto I d'Italia[205][209]. In particolare, ciò che colpiva Overbeck era, oltre al tono iperbolico delle missive, tipico della produzione aforistica di Nietzsche, il mutamento radicale della sua calligrafia[209][210].

Gli ultimi anni e la morte (1889-1900)

Nietzsche malato nel 1899, un anno prima della sua morte (disegno di Hans Olde; sinistra); Nietzsche in stato catatonico visitato dalla sorella nello stesso anno (destra)

Le autorità sabaude acconsentirono a Overbeck di partire per Basilea con Nietzsche e, dopo il viaggio, fu internato presso l'ospedale psichiatrico di Basilea[209][211]: Nietzsche soffriva di attacchi di collera e continui deliri, placati solo mediante l'uso abbondante di tranquillanti, e la condizione non sembrò migliorare[209]. In seguito, la madre Franziska intervenne, decidendo di trasferirlo presso una clinica di Jena gestita dal medico Otto Binswanger[209]. In seguito, la madre decise di prendersene carico, riportandolo a Naumburg e accudendolo lei stessa: era l'unica persona che Nietzsche riconosceva e con cui parlava[209].

Nel 1892, intanto, Elisabeth tornò in Germania, di ritorno dal fallimento finanziario del marito in una colonia del Paraguay, e si profuse ad organizzare e mantenere viva la produzione del fratello: raccolse e riordinò tutti i suoi scritti, contrattandone anche i diritti d'autore, e cominciò a raccogliere fondi per ospitare tali opere in un archivio apposito (il futuro Nietzsche-Archiv), dato il fatto che in Europa si iniziò gradualmente a riscoprire gli scritti di Nietzsche, contribuendone alla fama[212].

Elisabeth, per realizzare questo progetto, chiamò a sé Köselitz ed un giovanissimo Rudolf Steiner, che però abbandonò i suoi intenti, tacciando Elisabeth di essere inetta circa il pensiero del fratello[213]. Intanto, aveva affittato una villa a Weimar, ove inaugurò nel 1894 il Nietzsche-Archiv[212].

Sepoltura di Nietzsche

Dato l'estremo successo del fratello, conosciuto ormai in tutta Europa per la riscoperta delle sue opere, Elisabeth iniziò ad approfittare di tale fama adoperando dei cambiamenti alle opere del fratello, di cui era in possesso in quanto proprietaria dell'archivio nietzscheano. Il mito circa tale revisione vorrebbe sostenere che Elisabeth abbia aggiunto dei passi vicini alle sue idee politiche nazionaliste ed antisemite; ma fu con la revisione di Colli e Montinari nella seconda metà del Novecento che si accertò che semplicemente omise o censurò alcuni passaggi in cui Nietzsche si mostrava esageratamente critico circa la religione cristiana e la propria famiglia[214]. Overbeck, rimasto sempre fedele a Nietzsche, criticò i metodi di Elisabeth, e si rifiutò di prendere parte all'archivio[214].

Nietzsche passò l'undicennio dal 1889 al 1900 in uno stato di catatonia totale: veniva spostato mediante una sedia a rotelle, senza la capacità di parlare e di intendere[214]. Spirò infine al mezzogiorno del 25 agosto 1900, all'alba del nuovo secolo che avrebbe coronato la sua fama e la sua fortuna[214][215].