Biografia

Nacque a Roma nel 1804 da Enrico e da Teresa de' Rossi. Dapprima principe di Teano, ricevette il titolo di duca di Sermoneta alla morte del padre nel 1850. Come consuetudine i suoi studi si svolsero tramite insegnanti privati, anche se la spiccata curiosità lo portò ad appassionarsi negli studi degli artisti Bertel Thorvaldsen, Pietro Tenerani e Tommaso Minardi. Con questi studi affinò il suo gusto artistico, realizzando tra gli altri una serie di gioielli, imitazione dei reperti etruschi rinvenuti all'epoca, in collaborazione con l'orafo Fortunato Pio Castellani e i suoi due figli, Augusto e Alessandro; alcuni di essi sono esposti presso il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma.[1] Nel corso degli anni successivi ampliò i suoi interessi e impegni culturali, diventando appassionato di letteratura (Dante in primis), storia e archeologia.

Nel 1833 fu nominato comandante del corpo dei vigili del fuoco, carica che ricoprì per i successivi trent'anni. Oltre a questo incarico Caetani si occupò, oltre che di nutrire i propri interessi culturali, della ricostruzione del dissestato patrimonio familiare gravato, oltre che da una pessima amministrazione finanziaria, da diverse ipoteche. Con un'oculata e attenta gestione delle finanze riuscì nel suo intento.

Il suo salotto letterario, particolarmente noto in Europa e America settentrionale, fu frequentato da diversi ospiti illustri, tra cui: François-René de Chateaubriand, Stendhal, Henry Wadsworth Longfellow, Franz Liszt, Honoré de Balzac, Ernest Renan, Hippolyte Taine, Federico Ozanam, André-Marie Ampère, Ferdinand Gregorovius. Intrattenne anche un rapporto epistolare con Carlo Troya e Michele Amari, con i quali condivideva un comune interesse storico e letterario.

Carriera politica

Con l'ascesa al soglio pontificio di Pio IX Caetani, come molti altri nobili romani laici, andò a ricoprire un'importante carica amministrativa, diventando nel febbraio 1848 Ministro della polizia nel governo del cardinal segretario di Stato Giuseppe Bofondi. Durante questo mandato si occupò attivamente dell'emancipazione ebraica. La sua attività politica si concluse rapidamente per sua stessa scelta.

Fu particolare stimatore di Pellegrino Rossi, da lui considerato il modello politico ideale e avversò particolarmente la Repubblica Romana del 1849. Pur non aderendo ad alcun partito, rimase in contatto con il Comitato nazionale romano, confermando il suo orientamento verso un liberalismo moderato.

Dopo la presa di Roma del 1870 fu considerato come il più adeguato per guidare la temporanea giunta di governo della città, ricevendo successivamente il compito di riferire a Vittorio Emanuele II i risultati del plebiscito con cui i romani sancirono l'annessione della città al Regno d'Italia.

Nel dicembre 1870 fu eletto nel collegio Roma V alla Camera dei deputati, rimanendo in carica per l'intera XI legislatura.[3] Fu nominato cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata e iniziato alla Massoneria nella loggia "Universo"[4].