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Il filosofo, di Pietro Della Vecchia (XVII secolo)

Il filosofo, nella definizione più generica, è colui che professa e/o mette in atto una filosofia, cioè, una dottrina, elaborata attraverso un'autonoma indagine razionale, in parte originale e in parte che si richiama, in accordo o in contrasto, ai pensatori che lo hanno preceduto nella storia della filosofia, su aspetti universali, teoretici e pratici, della vita umana.[1]

Nel senso comune, il lemma viene riferito a una persona da molti valutata come portatore di una naturale saggezza, spesso frutto di personali esperienze, e in grado di vivere ogni condizione esistenziale, specie di fronte agli eventi dolorosi, con tranquillo distacco o rassegnazione.

La datazione del termine

Sebbene Talete, astronomo e matematico, fosse considerato da Aristotele il primo filosofo della tradizione greca[2] la datazione del primo utilizzo del termine greco antico philosophia e dei suoi derivati philosophos (filosofo) e philosophein (filosofare) risulta controversa e risale alla prima elaborazione conosciuta sull'argomento condotta da Platone nel suo Simposio.[3]

La maggioranza degli studiosi ritiene che tali termini non possano essere fatti risalire ai presocratici del VII e VI secolo a.C. e per alcuni autori nemmeno a Pitagora[4] o ad Eraclito.[5] Nella tradizione, Pitagora viene indicato infatti come il creatore del termine "filosofo" quando avvertiva che l'uomo può solo essere amante del sapere ma mai possederlo del tutto, poiché questo appartiene interamente soltanto agli dei[6]

Scuola di Atene, affresco di Raffaello Sanzio, 1511

Secondo Pierre Hadot:

Il filosofo quindi compare storicamente per la prima volta in Occidente nelle libere colonie ioniche quando per le necessità della navigazione e dei commerci la spiegazione mitica dei fenomeni naturali non aveva più senso. In questo periodo nasce la prima struttura della polis democratica greca che assieme con la filosofia, dopo la conquista persiana delle colonie, si trasferirà, dopo aver sopraffatto il vecchio regime aristocratico conservatore, nella madrepatria, facendo di Atene la capitale della filosofia e della libertà greca.[8] La figura del filosofo si collega quindi alla realizzazione di precise condizioni storiche, quando cioè si attuino libere costituzioni e si formi la consapevolezza «di essere cittadini di una comunità politica, cioè della necessità di agire eticamente, secondo un profilo di condotta morale e giuridica in cui si compie gradualmente la libertà dell'individuo»[9]. Ma anche in assenza della libertà politica il filosofo, inteso come cultore di saggezza, è libero:

(latino)
«philosophiae servias oportet, ut tibi contingat vera libertas. Non differtur in diem qui se illi subiecit et tradidit: statim circumagitur; hoc enim ipsum philosophiae servire libertas est.[10]»
(italiano)
«"Consacrati alla filosofia, se vuoi essere veramente libero". Chi si sottomette e si affida a essa, non deve attendere: è libero subito; infatti questo stesso servire la filosofia è libertà»