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Biografia

Famiglia di origine

Lo stesso argomento in dettaglio: Hitler (famiglia).
I genitori di Hitler: Alois e Klara Pölzl

Alois, il padre del futuro dittatore, nato Aloys Schicklgruber nel 1837, era figlio illegittimo di Maria Schicklgruber e padre ignoto. Mantenne il cognome materno fino a trentanove anni e poi riuscì, probabilmente attraverso un parroco e un notaio compiacenti, a convincere la chiesa di Döllersheim e di Mistelbach (Alta Austria) a farsi dare il cognome del defunto marito della madre, tal Johann Georg Hiedler, un mugnaio itinerante morto venti anni prima, che tuttavia sempre si rifiutò di riconoscerne la paternità.

Egli aveva un fratello, Johann Nepomuk, il quale aveva il cognome "Hiedler", mentre in altri documenti pare che il cognome fosse "Hüttler". Johann Nepomuk si prese cura di Alois bambino e molti storici ipotizzano che fosse lui il vero padre biologico del ragazzo.[5] Lo stesso infatti dispose che Alois diventasse l'erede dei suoi lasciti. Infine, Alois nel 1877 abbandonò il cognome materno e stabilì ufficialmente il suo cognome come "Hitler", ottenendo anche un certificato postumo dove figurava il nome di Johann Georg come padre. Adolf Hitler stesso evitò di approfondire le incerte origini familiari anche per il dubbio che si potessero trovare ascendenze ebraiche[6] e, poiché l'identità di suo nonno in effetti non è nota con certezza, sono state fatte anche tali ipotesi sull’ascendenza biologica di Alois, in particolare in seguito alla testimonianza resa nel Processo di Norimberga da Hans Frank, che fu avvocato di fiducia di Adolf Hitler: egli dichiarò di avere scoperto, nel 1930, prove del fatto che il padre biologico di Alois fosse un ebreo benestante residente a Graz, di nome Leopold Frankenberger, presso il quale Maria avrebbe lavorato come domestica intorno al 1836. Questa tesi è stata riproposta anche recentemente (Sax, 2019),[7] incontrando tuttavia scetticismo da parte della maggioranza degli storici.[8] Nessun Frankenberger risulta registrato a Graz durante quel periodo, nessun documento dimostra l'esistenza di Leopold Frankenberger, e per gli ebrei la residenza in Stiria fu illegale per quasi 400 anni e divenne legale solo decenni dopo la nascita di Alois.[9][10][11][12]

Alois Hitler da adulto fu assunto come doganiere al confine dell'Alta Austria, posto che mantenne per il resto della vita lavorativa.

Infanzia e giovinezza

Adolf Hitler nacque il 20 aprile 1889 a Braunau am Inn, una città dell'Impero austro-ungarico, molto vicina al confine con l'Impero tedesco.[13] Era il quartogenito di Alois Hitler e la sua terza moglie, Klara Pölzl. Tre dei fratelli di Hitler — Gustav, Ida e Otto — morirono in tenera età; con i coniugi Hitler, inoltre, vivevano anche i figli nati da un matrimonio precedente di lui, Alois Jr. (nato nel 1882) e Angela (nata nel 1883).[14] Quando Hitler aveva tre anni, la famiglia si trasferì a Passavia, in Germania, dove il futuro dittatore acquisì la sua cadenza basso-bavarese che lo avrebbe accompagnato nelle orazioni della sua futura vita politica. Successivamente, la famiglia fece ritorno in Austria, trasferendosi a Leonding nel 1894, e nel giugno 1895 Alois si ritirò a Hafeld, nei pressi di Lambach, dove fu attivo nell'apicoltura. Raggiunta l'età scolare, Hitler iniziò invece a frequentare la Volksschule, nella vicina Fischlham.[15]

Hitler da bambino (foto del 1889-90 circa)

Il trasferimento ad Hafeld coincise con l'inizio di intensi conflitti padre-figlio, causati dal rifiuto di Hitler di conformarsi alla rigida disciplina impartita dalla sua scuola: di conseguenza, il padre gli impartiva severe punizioni corporali, manifestando un carattere duro e dispotico, a fronte dell'attitudine più protettiva della madre. I progetti apicoltori di Alois Hitler ad Hafeld, frattanto, si conclusero con un fallimento e nel 1897 la famiglia si trasferì a Lambach. Hitler, raggiunta l'età di otto anni, intanto prendeva anche lezioni di canto, cantando nel coro della chiesa locale, e prendendo persino in considerazione l'idea di diventare prete.[16] Nel 1898 la famiglia tornò definitivamente a Leonding. Hitler fu profondamente colpito dalla morte del fratello minore Edmund, stroncato nel 1900 dal morbillo. A causa di questo lutto, Hitler si trasformò da studente fiducioso, estroverso e coscienzioso in un ragazzo cupo e distaccato, in costante combattimento con il padre e gli insegnanti.

Alois aveva fatto una carriera di successo nell'ufficio doganale e desiderava che suo figlio seguisse le sue orme. Hitler in seguito drammatizzò un episodio di questo periodo, in occasione del quale il padre lo portò a visitare un ufficio doganale, descrivendolo come un evento che accentuò uno spietato antagonismo tra di essi.[17] Ignorando il desiderio del figlio di frequentare un liceo classico e diventare un artista, Alois obbligò Hitler a iscriversi alla Realschule di Linz nel settembre 1900.[18] Hitler fu particolarmente insofferente a questo obbligo, e nel Mein Kampf scrisse poi che trascurava volontariamente lo studio, nella prospettiva che il padre, visti «i pochi progressi che facevo all'istituto tecnico, mi lasciasse dedicare al mio sogno».

Così come molti austriaci e tedeschi, Hitler iniziò a coltivare e sviluppare idee nazionaliste e pangermaniche sin da una tenera età. Esprimeva lealtà solo alla nazione tedesca, ripudiando la monarchia asburgica e la sua società multietnica: già con gli amici, Hitler ricorreva all'«Heil» come saluto, e cantava il Deutschlandlied in luogo dell'inno nazionale austriaco.[9]

Leonding, Vienna e Monaco

Lo stesso argomento in dettaglio: Dipinti di Adolf Hitler.
Hitler in una fotografia scolastica

Alois Hitler morì il 3 gennaio 1903 per un'emorragia polmonare. La vedova, Klara, morì il 21 dicembre 1908. All'età di 19 anni Adolf rimasto così orfano, lasciò la sua casa per Vienna, dove aveva vaghe speranze di diventare un artista. Aveva diritto a una pensione da orfano, che integrava lavorando come illustratore. Aveva un certo talento artistico e spesso elaborava dipinti di case e grandi palazzi. Si conservano alcune tele di discreta fattura.

Secondo Hitler stesso, fu a Vienna che il futuro dittatore iniziò ad avvicinarsi all'antisemitismo, un'ossessione che avrebbe dominato la sua vita e sarebbe divenuta la chiave di molte delle sue azioni successive. Vienna aveva una grossa comunità ebraica, comprendente molti ebrei ortodossi dell'Europa orientale. Hitler in seguito ricordò il suo disgusto nell'incontrare gli ebrei viennesi. A Vienna l'antisemitismo si era sviluppato dalle sue origini religiose in una dottrina politica, promosso da pubblicisti come Lanz von Liebenfels, i cui libelli venivano letti da Hitler, e da politici come Karl Lueger, borgomastro di Vienna, o Georg von Schönerer, che contribuì agli aspetti razziali dell'antisemitismo. Da loro Hitler acquisì il credo nella superiorità della razza ariana, che formò le basi delle sue idee politiche. Hitler arrivò a credere che gli ebrei fossero i nemici naturali degli "ariani" e fossero anche in qualche modo responsabili per la sua povertà e incapacità di ottenere il successo che credeva di meritare.

Gli storici moderni sono arrivati alla conclusione che il rapporto di Hitler con il problema ebraico e la sua genesi non nacquero nella capitale austriaca, bensì molti anni dopo. Testimonianze di Reinhold Hanisch sottolineano come Hitler tenesse rapporti di lavoro, amicizia e dialogo con alcuni ebrei. Lo storico Richard J. Evans afferma che "gli storici ora generalmente concordano sul fatto che il suo famigerato e omicida antisemitismo emerse ben dopo la sconfitta della Germania [nella prima guerra mondiale], come un prodotto della paranoica spiegazione della pugnalata alle spalle "per la catastrofe".[23] Anche Ian Kershaw, uno dei massimi esperti sul nazismo, conclude che Hitler fu sì antisemita durante la sua permanenza a Vienna, ma si trattava di un "odio personalizzato" e interiorizzato poiché aveva bisogno degli ebrei per vivere. Il suo esacerbato antisemitismo sarebbe apparso solo alla fine della guerra nel 1918-1919, quando “razionalizzò il suo odio viscerale in una visione del mondo”.[24] Infine Hans-Ulrich Thamer riassume "in seguito Hitler avrebbe dichiarato che il suo antisemitismo era scaturito a Vienna dall'incontro con gli ebrei dell'Europa orientale: un'altra evidente invenzione derivata dalla lettura di testi razzisti e adattata alla propria biografia"[25] per poi concludere "il processo di formazione politica non si sviluppò e consolidò affatto a Vienna, come Hitler avrebbe più volte dichiarato in seguito".[25]

I soldi ereditati dalla zia ben presto terminarono e per diversi anni Hitler visse in una relativa oscurità; non si trovò mai in condizioni di reale indigenza, anche se dormiva in ostelli per soli uomini. Durante il tempo libero assisteva spesso all'opera nelle sale da concerto di Vienna, prediligendo i temi della mitologia norrena di Richard Wagner.

Come ebbe a scrivere nel Mein Kampf,[26] e come fu riconosciuto da chi lo conobbe nel periodo viennese, egli si dedicava instancabilmente alla lettura, a cui dedicava molte ore del giorno e della notte. Ciò, unito alle dure esperienze esistenziali, gli avrebbe fatto definire la capitale austriaca come "[...] la più seria e profonda scuola della mia vita [...]. Non mi toccò di aggiungere poi gran cosa a quello che avevo accumulato allora".[26]

Il 25 maggio 1913 Hitler si spostò a Monaco di Baviera per evitare di prestare servizio militare nell'esercito austro-ungarico.